Oltre 3 miliardi di euro di fatturato, 11 aziende leader e una quota di mercato che sfiora il 40% del comparto distribuzione di materiale elettrico nel Paese. Questi sono alcuni numeri che descrivono il Consorzio Elex Italia e lo rendono un osservatorio privilegiato sulla trasformazione in atto nella filiera come anche, in chiave generale, delle dinamiche che stanno impattando sui mercati, sulle abitudini d’acquisto e sulla società.
Una prospettiva così ampia è stata adottata dal consorzio in occasione della convention annuale svoltasi a inizio anno: non solo numeri e statistiche di settore, ma anche condivisioni di scenari futuri con il supporto dei dati. Ne abbiamo parlato con Giorgio Strano, Presidente di Elex Italia.
Il 2025 si è chiuso per Elex Italia con un +4,45%. Qual è la chiave di lettura di questo dato positivo?

«Il dato è il risultato di diversi fattori. Ad esempio, le infrastrutture hanno dato una grossa spinta ai fatturati dei nostri consorziati, grazie al traino del PNRR, compensando la frenata del materiale civile e di comparti specifici come il lighting. Il trend positivo delle prime è ormai arrivato al suo apice e nel corso del primo semestre dell’anno in corso scaricherà sul mercato la gran parte del proprio potenziale. La frenata di alcuni comparti del civile, invece, credo rispecchi un normale assestamento del mercato, dopo la fine del Superbonus e degli altri incentivi statali».
Al di là dei numeri di mercato, salta all’occhio che nel 2025 nel perimetro di Elex Italia si è raggiunto il “pareggio” tra le nuove assunzioni di tecnici e quelle di venditori esterni. Quale valore assume questo dato?
«È un dato che ha colpito anche noi, considerando che le nostre sono aziende commerciali. Lo considero sia un segno del loro dinamismo che dei tempi che stiamo vivendo. Il nostro canale di vendita, che si rivolge a un target professionale, sta migrando verso merceologie diverse. Molti prodotti destinati all’uso civile, diventando delle commodity, soffrono della concorrenza di altri canali, come le piattaforme di e-commerce e la GDO, che hanno inevitabilmente inglobato una parte di quello che era il nostro mercato.
In compenso, siamo stati reattivi nell’intercettare i comparti legati alle nuove tecnologie e alle energie rinnovabili, dove la consulenza tecnica è imprescindibile dalla vendita. Ed è una tendenza che riguarda tutte le aziende di distribuzione che intendono avere un futuro. Il nostro è un canale professionale che deve garantire non solo la vendita, ma anche servizi di consulenza dedicati. L’incremento delle assunzioni di tecnici rispetto a quelle dei commerciali nelle nostre aziende va letto dunque in questa ottica, ed è a mio avviso solo l’inizio di una nuova tendenza».
È la conferma che i distributori stanno adottando un modello operativo nuovo: non solo vendita, ma anche competenze reali.
«Certo, la distribuzione si può considerare un’infrastruttura che consente all’industria di valorizzare le proprie tecnologie e alle altre figure della filiera di esprimere il proprio valore aggiunto. In questo scenario ci sono altri fattori da considerare. La tecnologia cresce in maniera esponenziale e l’uscita di nuovi prodotti avviene in intervalli di tempo sempre più stretti. L’impianto elettrico è sempre più un sistema nel quale ci sono apparecchiature che dialogano tra di loro o con i nostri smartphone. Il nostro compito è quello di trasferire il velocemente possibile a valle tutte le innovazioni proposte dall’industria per rendere l’impianto elettrico più evoluto e performante, affinché possano raggiungere in modo efficace gli installatori. La rete di punti vendita che copra capillarmente il territorio, nelle grandi città come anche nelle aree più periferiche, resta pertanto un vantaggio competitivo».
Tutti i Paesi industrializzati, inclusa l’Italia, sono interessati dal calo demografico e vedono crescere l’età media della popolazione. Questo significa meno nuove costruzioni e più ristrutturazioni, influenzate a loro volta dalle esigenze di utenti maturi.
«È una delle grandi sfide per il nostro comparto. La tecnologia ci viene in aiuto attraverso prodotti e sistemi in grado di soddisfare queste nuove esigenze e di incrementare il valore di ogni singolo dispositivo. In Italia siamo già avanti, perché anche il semplice punto luce è diventato un oggetto di arredamento, risultando più costoso che in altri Paesi. Più noi distributori riusciremo a offrire soluzioni ad alto valore aggiunto, meno ci dovremo preoccupare del calo della domanda di prodotti tradizionali che deriva dall’invecchiamento della popolazione, che dovrà a sua volta essere compensato da un’immigrazione regolare e qualificata: è nell’interesse stesso della nazione».

A inizio 2026, si è registrato il pareggio tra consumo di energia derivante da fonti fossili e da fonti rinnovabili.
«Certamente, siamo in balìa di diversi fattori geopolitici che non siamo in grado di controllare. Non è facile prevedere cosa succederà nel lungo periodo. Ma è evidente che da qui al 2030 ci aspettano delle fasi concitate e allo stesso tempo stimolanti: noi distributori avremo molte occasioni di vendita legate alla crescente domanda di energia elettrica legata, ad esempio, allo sviluppo dei data center e delle infrastrutture per la mobilità elettrica. Tutti gli attori della filiera, quindi noi come anche i produttori, gli agenti e gli installatori, dovranno adeguare organizzazioni e competenze per cogliere queste opportunità. Inoltre, l’intelligenza artificiale diventerà pervasiva nella gestione degli impianti ma anche in seno alle nostre aziende, aiutandoci a snellire e ottimizzare molti processi oggi gestiti manualmente. Quindi dovremo essere capaci di adeguarci alla stessa velocità con cui il mondo cambia».
Si può dire che i distributori stiano acquisendo anche una dimensione nuova: quella di “laboratorio” per l’innovazione e la sua applicazione concreta sul territorio.
«Il nostro lavoro non si esaurisce nell’applicazione di strategie commerciali, ma riguarda la progettazione di complesse infrastrutture tecnologiche. Oggi è necessario offrire supporto ai diversi di professionisti che concorrono alla definizione di un capitolato e allo sviluppo di un progetto. Il Consorzio Elex Italia continuerà a essere una sorta di laboratorio e osservatorio per questa evoluzione, grazie appunto alla dimensione, alla tipologia delle aziende che ne fanno parte e alla capillarità sul territorio: a parte le quote di mercato e i fatturati, Elex Italia è il consorzio che conta più punti vendita in assoluto».
Qual è il prossimo progetto al quale tiene particolarmente?
«La definizione di “osservatorio” è centrata. Infatti, fin dallo scorso anno il consorzio ha stanziato degli importanti investimenti finalizzati alla costruzione di un progetto di analisi e gestione dei dati di diversa tipologia, dalle abitudini dei clienti alle rotazioni dei prodotti. Dati che saranno messi a disposizione dei consorziati e dei nostri stessi fornitori. Non è l’unico versante dei nostri investimenti ma è quello più significativo, in risposta a un mercato che cambia sempre più velocemente: per restare al passo e riuscire in alcuni casi ad anticiparne i cambiamenti, l’analisi dei dati è imprescindibile. Misurare la portata di questo dinamismo attraverso i dati ci aiuterà a interpretarlo e a gestirlo correttamente».