Se l’impianto industriale è realizzato prima del 1990…

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Relais

“Sono il responsabile tecnico di un piccolo stabilimento produttivo. Il funzionario ASL che è venuto a verificarci richiede la dichiarazione di corrispondenza degli impianti elettrici che non abbiamo, essendo gli stessi precedenti al 1990 e mai modificati successivamente. Si tratta di una richiesta lecita oppure posso far valere le mie ragioni?”
GBB – Sassari

Per semplicità mi riferisco direttamente al caso in esame (impianto elettrico in ambito industriale):

  • l’impianto elettrico ricadeva nell’ambito di applicazione della L. 46/90 (art. 1, comma 2);
  • la L. 46/90 imponeva l’adeguamento degli impianti elettrici (indipendentemente dalla destinazione d’uso) entro 3 anni dall’entrata in vigore della legge, alle disposizioni del suo art. 7 (i.e. impianto realizzato a regola d’arte, impianto di terra e interruttori differenziali o altri sistemi di protezione equivalenti);
  • se l’adeguamento richiedeva lavori di rifacimento parziale o totale, integrazione etc, chiaramente, per quelle opere, era necessario rilasciare la dichiarazione di conformità.

Se l’impianto fosse già adeguato, nulla si dovrebbe fare, anche se:

  • chiaramente è facoltà del proprietario farsi rilasciare un attestato (ma questo non sta scritto da alcuna parte);
  • il DPR 392/94, all’art. 6, richiedeva in questi casi che l’evidenza dell’adeguamento fosse data mediante atto notorio, ma solo con riferimento ad impianti in ambito civile.

In prima battuta non mi sembra di rilevare alcun profilo di obbligatorietà nel caso citato dal lettore, anche se vale la pena di fare alcune precisazione e considerazioni:

  • opportunità & altri obblighi: ho trovato che sempre più spesso le aziende distributrici di energia elettrica richiedono le dichiarazioni di rispondenza in caso di variazioni contrattuali nell’erogazione del servizio (aumenti di potenza etc); potrebbe essere visto comunque come un portarsi avanti;
  • tema delle verifiche successive: il DPR 462/01 per certi versi “fa storia a sé” (anche se non dovrebbe essere); mi domando però… il DM 37/08 è del 2008; dal 2008 al 2015 sono passati 7 anni e quindi almeno una verifica periodica dovrebbero averla fatta; il verificatore precedente ha fatto richieste simili?

Esiste poi il DLgs 81/08 che impone al Datore di Lavoro di eseguire una valutazione dei rischi e, tra questi, anche il rischio elettrico: mi viene da dire che il quella valutazione potrebbe essere usata invece di una Dichiarazione di rispondenza (DIRI).

I luoghi di lavoro rientravano già nel campo di applicazione di norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro (DPR 547/55).

In conclusione si può quindi affermare che gli impianti elettrici in ambito industriale, realizzati prima del 13/3/90 non avevano l’obbligo di dare evidenza della conformità ai requisiti di sicurezza della L.46/90, pertanto la Dichiarazione di rispondenza non è dovuta, ma potrebbe essere utile averla.

La conclusione spero sia sana, ma lasciatemi fare un’ulteriore riflessione: almeno il dubbio, carte a parte, che un impianto tanto vecchio sia ancora in “buona salute tecnica” qualcuno se lo è posto?

Va tutto bene ovviamente, ma possibile che tutte le nostre energie migliori debbano  essere sempre prosciugate da cavilli legali? Sarebbe bello poter dedicare qualche risorsa mentale anche ad affrontare problemi tecnici e di progresso tecnologico (ce ne sono ancora tanti e ce ne saranno sempre).

Angelo Baggini

 

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