Un fascio di elettroni contro gli “inquinanti eterni”

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Un team di ricercatori del centro Enea di Bologna sta mettendo a punto una soluzione per la contaminazione dell’acqua dai PFAS, sostanze inquinanti particolarmente persistenti e molto diffuse nelle falde e nei corsi d’acqua.

L’inquinamento da parte dei PFAS interessa tut­ti i principali paesi indu­strializzati, poiché la loro fon­te principale sono residui di la­vorazioni di industrie, principal­mente chimiche, elettroniche e tessili.

In Italia la loro presenza è stata riscontrata anche nelle acque destinate all’uso civile (in par­ticolare nei bacini idrici del Po, dell’Adige, del Brenta, dell’Arno e del Tevere), oltre che negli ali­menti e nei mangimi zootecnici. Si tratta di sostanze molto solu­bili, che penetrano nel terreno dei siti produttivi e inquinano l’acqua rendendola non potabi­le anche con concentrazioni mi­nime.

L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha recen­temente stabilito la soglia mas­sima in 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo (dose settimanale tollerabile di gruppo).

Plasmi elettronici

I PFAS sono caratterizzati dal legame chimico fluoro-carbo­nio, estremamente stabile. Le tecnologie di depurazione oggi disponibili sono molto poco ef­ficaci; perciò, i PFAS sono prati­camente impossibili da elimina­re. Per questo motivo i ricerca­tori di ENEA stanno lavorando a un’applicazione della tecnolo­gia basata sull’uso di un fascio di elettroni di energia controlla­ta, in grado di spezzare il lega­me chimico.

L’uso dei plasmi elettronici con­sente di trattare grandi volu­mi d’acqua in tempi contenuti, anche in continuo, ma la sua li­mitazione pratica è legata alla scarsa penetrazione del fascio nell’acqua, nell’ordine di pochi centimetri. Attualmente la ri­cerca è concentrata sulla solu­zione di questo problema, che permetterebbe di abbattere no­tevolmente i costi d’esercizio degli impianti di depurazione.

DOVE SONO
La presenza dei PFAS è stata riscontrata nei principali bacini fluviali del nord e centro Italia. La mappa è tratta dalla pubblicazione “Polesello et al.: Realizzazione di uno studio di valutazione del Rischio Ambientale e Sanitario associato alla contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (PFAS) nel Bacino del Po e nei principali bacini fluviali italiani, REPORT FINALE” – Convenzione tra Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e Istituto di Ricerca sulle Acque – CNR, 2013.
CHIMICA INDUSTRIALE
I PFAS sono un vastissimo gruppo di impermeabilizzanti liquidi, altamente solubili ed estremamente stabili, che non si degradano nell’ambiente e vi permangono per lunghi periodi. Per le loro proprietà idrorepellenti, oleorepellenti, ignifughe e per l’elevata stabilità alle alte temperature sono ampiamente utilizzati nell’industria (tessuti, pellami, carta, pentole, imballaggi alimentari, farmaci, cosmetici, gas refrigeranti, vernici, ecc.). Nell’immagine una molecola di acido perfluoroottansolfonico (PFOS), composta da atomi di carbonio (nero), idrogeno (bianco), ossigeno (rosso), fluoro (verde) e zolfo (giallo).
ELECTRON BEAM

Sotto l’azione di fasci di elettroni di alta energia accelerati da alta tensione, nell’acqua si creano specie chimiche altamente reattive in concentrazione elevata, che permangono per pochi millisecondi ma che possono comunque degradare numerosi inquinanti, compresi i PFAS. In questo caso il risultato è la formazione di fluoruri che, sebbene siano anch’essi degli inquinanti, sono più facili da trattare e da abbattere. L’efficienza di conversione della potenza in ingresso della nuova applicazione raggiunge il 95%, contro il 30% ottenuto nelle lampade UV.

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