A sei anni dalla pandemia è ora di un pensiero strutturato, che riguarda l’attività della sanificazione, gli impianti e la disciplina legislativa in materia di indoor air quality
Un pensiero strutturato sulla qualità dell’aria negli ambienti interni, non viziato da ansie di emergenza o banalizzazioni, sta nascendo, a detta di un operatore storico del settore come Gregorio Mangano, Presidente di Tecno One e da tre mandati presidente AIISA, che ci illustra l’evoluzione di cui è testimone e allo stesso tempo protagonista.
“Il Covid ha lasciato in eredità una non impressionante, ma sicuramente maggiore consapevolezza sui temi dell’Indoor Air Quality, quantomeno oggi rispetto a sei anni fa vediamo un numero decisamente decuplicato di gruppi di studio sul tema come quello dell’Università Bocconi, ad esempio.”
Un segnale interessante, non crede?

“In ambito tecnico, in ambito scientifico e in parte anche per quanto riguarda l’ambito legislativo, il tema della qualità dell’aria è cresciuto. D’altro canto, però, nella società civile questo lo si riscontra poco, come testimonia la malagestione dell’Hantavirus: un focolaio di epidemia deve essere isolato e messo in quarantena senza se e senza ma, ma questi sono argomenti diversi. È invece rilevante constatare che anche nel mondo della committenza qualcosa sta cambiando, anche se a macchia di leopardo.”
Che cosa fanno le aziende?
“Fanno quello che in massima parte gli è indicato dalla normativa vigente, che comunque è in evoluzione e su base volontaria. Ma alcune aziende, le più virtuose, si prendono a cuore il problema e lo gestiscono in modo corretto, con attenzione. A dire il vero, però, più che sul committente vorrei soffermarmi sul progettista.”
Per quale ragione?
“Continuiamo a vedere realizzazioni molto lontane dal mette il tema della qualità dell’aria al centro o tra gli obiettivi prioritari della progettazione di un impianto aeraulico o di un edificio in termini più ampi. Esistono chiaramente le eccezioni ma c’è forte inconsapevolezza, continuiamo a dirlo e a riscontrarlo.”
Questo vale anche per il tema degli ambienti di degenza o di lungodegenza? Ospedali, cliniche private, RSA hanno fatto un salto in avanti oppure i costi hanno frenato ancora?
“In questi ambiti qualcosa è cambiato a livello di consapevolezza, la conoscenza del tema è maggiore, ma non possiamo nasconderci che le tematiche legate ai costi sono preponderanti: senza arrivare agli interventi di sanificazione, le attività di ispezioni tecniche e controllo sono spesso trascurate e la manutenzione igienico-sanitaria degli impianti aeraulici viene in massima parte vista come un costo, anche se più di uno studio dimostra che non è un costo, ma è un risparmio concreto.”
Come si configura questo risparmio?
“Chi spende bene, facendo attività di manutenzione igienico sanitaria cioè controlli igienici costanti e sanificazioni al bisogno, alla fine ha costi minori sulle proprie strutture, e non solo in termini di diminuzione degli interventi di emergenza, ma perché lavora adeguatamente su un fattore di grande rilevanza, ma spesso ignorato, l’infezione nosocomiale e tutte le aggravanti di gestione annesse.”

Qual è la causa di questa ignoranza?
“A mio parere non si considerano nella giusta misura strumenti che già oggi possono guidare la progettazione e la gestione degli impianti in questa direzione: penso ad una norma, la UNI EN 15780 che è stata formulata per la prima volta quindici anni fa e rimane un caposaldo ben aggiornato e rivisto con un’ultima edizione del 2025. Per quanto sia prescritto di consegnare impianti con un manuale di uso e manutenzione e un protocollo manutentivo da parte di tutti gli enti di progettazione, questi strumenti mancano e chi opera al controllo della IAQ e alla qualificazione degli impianti sotto il profilo della qualità dell’aria non ha strumenti per lavorare.”
Anche in ambienti delicati e soggetti a maggior rischio?
“Purtroppo, sì, ma è forse una mancanza di sensibilità più che una reale omissione, tanto più strana se pensiamo che, come proprietari di automezzi, siamo tutti particolarmente ligi ai protocolli manutentivi della nostra vettura, per mantenerla in condizioni di efficienza e di efficacia la assoggettiamo a controlli periodici. Perché questo non deve valere per un impianto aeraulico quando vale per l’impianto di condizionamento della nostra macchina?”
La norma dovrebbe essere fonte di ispirazione per un approccio metodologico corretto?
“Chi guarda alla norma come a un sistema di obblighi sbaglia: il testo della UNI EN 15780 fornisce indicazioni per una progettazione e una gestione a valore aggiunto dell’impianto, perché genera una modalità di gestione che ottimizza i costi e riduce i rischi anche economici indotti da una mancata gestione dell’IAQ, pensiamo semplicemente alla produttività negli ambienti di lavoro o al comfort negli spazi di degenza o di hospitality.”
Insomma, un campo ancora da coltivare, ma con strumenti potenzialmente pronti: anche sul fronte legislativo?
“AIISA ha in corso una serie di progetti che testimoniano di una maggiore attenzione strutturata sull’argomento. È in fase di sviluppo una revisione della legge regionale di Regione Lombardia sull’argomento, che dovrebbe vedere la luce a breve, ipotizziamo entro quest’anno. Ed esiste una proposta di legge che è già in bozza presso il Senato della Repubblica che presenteremo Il 20 ottobre prossimo presso il Senato della Repubblica.”
Sono segnali importanti: ne siete soddisfatti?
“Abbiamo avuto modo di constatare che esistono referenti bipartisan capaci di attenzione, soprattutto nella fascia di soggetti più giovani, perché il tema viene percepito come rilevante per la salute pubblica e lo è. Figure che hanno ruoli nella politica e nella pubblica amministrazione sono presenti regolarmente ai nostri convegni AIISA e sentendo le relazioni e vedendo i numeri, hanno percepito ila criticità sociale della qualità dell’aria e più nello specifico della manutenzione igienica sanitaria e degli impianti di trattamento dell’aria.”
C’è spazio per lavorare, quindi
“Anche nel mondo della politica è emersa sempre più chiaramente la situazione di un tempo che viene trascorso in spazi confinati, siano essi l’automobile, il treno, l’aereo, la casa, l’ufficio, il centro commerciale, il negozio, il supermercato, e questi ambienti sono tutti caratterizzati da aria trattata da un impianto. E le condizioni dell’aria che io respiro è dettata dalle modalità con cui l’impianto funziona e viene manutenuto. Quindi il tema è passato: abbiamo indubbiamente solleticato l’attenzione del legislatore e confido che il legislatore si attivi.”
Ma qual è l’ostacolo chiave?
“Il punto dirimente è uscire da un’ottica di costo ed entrare in una logica di investimento: la progettazione, il controllo, la gestione, la manutenzione di un impianto che individua la IAQ come priorità genera risparmi, sia specifici sia correlati e determinati dal maggior comfort prodotto. Anche le Pubbliche Amministrazioni debbono entrare in quest’ottica, perché il costo sanitario della mancata gestione dell’IAQ è un fattore ampiamente sottovalutato, ma estremamente rilevante.
Un ambiente ben servito sotto il profilo della gestione dell’impianto è causa di minore diffusione di patologie, senza se e senza ma. E questo deve entrare nel conto economico complessivo, non può rimanere solo come dato scientifico esterno alla valutazione del progetto e del preventivo di manutenzione.”
Quello del costo in sostanza è un falso tema…
“È un preconcetto da scardinare, che richiede un’impostazione legislativa adeguata, ma che poi richiederà applicazione: leggi chiare, “correttamente praticabili” e tali da generare protocolli attuabili. E questo è la partita dei prossimi anni, alla quale si somma quella dei controlli, necessaria per dare cogenza agli obblighi e creare deterrenza nei confronti delle violazioni.”
Tutto questo richiede competenza dei tecnici che operano e riconoscimento della competenza da parte del committente. Come stiamo su questo fronte?
“Il mercato è molto segmentato e differenziato. Ci sono realtà che recepiscono perfettamente il valore e fanno delle attività di controllo un cavallo di battaglia: se vengono offerte competenze e professionalità, requisito imprescindibile, il cliente individua e riconosce il significato e il valore delle attività di manutenzione igienico sanitaria, dei controlli costanti e riconosce il risparmio ottenuto. Ma esiste anche un approccio qualificante che deve essere utilizzato come regola per valorizzare la professionalità.”
In che cosa consiste questo approccio?
“In un punto che è consustanziale al tema: si deve partire dall’aspetto diagnostico. Il cliente non può essere “aggredito da un’offerta che preveda la sanificazione ovunque e in qualsiasi contesto, la prima fase che deve e sottolineo deve costituire l’intervento di chi opera è quella diagnostica, di riconoscimento delle criticità, delle caratteristiche dell’impianto e da qui deve discendere un protocollo di intervento operativo. Offrire interventi senza la fase di analisi è come operare un paziente senza sapere da quale malattia è afflitto.”

Sono appena stati formulati i nuovi CAM (Criteri Ambientali Minimi), che cosa ne pensate?
“Il lavoro di sensibilizzazione nei confronti del legislatore è partito prima della revisione dei CAM e siamo soddisfatti di constatare che il nuovo testo ha ribadito la necessità di avere impianti aeraulici ispezionabili manutenibili a livello igienico sanitario. Ma non solo, viene ricordata la necessità di controllare le condizioni di qualità dell’aria, cioè predisporre e utilizzare una sensoristica che deve includere il I principali parametri di qualità dell’aria, (PM, CO2, temperatura, umidità, eccetera).
Quindi passi in avanti ne sono stati fatti, ma il punto dirimente è che il progettista deve essere sensibile al tema, deve applicarlo e deve affermare la sua centralità: non può accettare nessuna variazione ai suoi progetti se questa variazione non recepisce i CAM e pertanto mette anche la qualità dell’aria al centro del suo impegno.”
Siamo davanti a un passaggio necessario che pone tutti gli interlocutori in gioco, quindi?
“Il progettista ha compiti precisi, infatti, l’abbiamo sottolineato con forza, ma questa centralità impone a installatore e manutentore di rispettare gli impegni e le “promesse” che il progettista ha generato con il suo progetto: questi soggetti non possono cercare di marginare o di compiacere il committente con risparmi nella fase esecutiva che tradiscano il progetto alterando le prestazioni sul fronte dell’IAQ.”
Ancora una volta lavoro di squadra!
“Il progettista deve essere supportato, così come lo deve essere il tecnico, in una condizione di sinergia: pensiamo semplicemente alla necessità di collaborazione che si crea fra tecnico del clima e manutentore della sanificazione in un impianto a espansione diretta, oppure con il canalista nella gestione delle condotte. Le competenze non possono considerarsi indipendenti, debbono collaborare in maniera efficace per un obiettivo.”