RAEE, gestione dei rifiuti elettrici

rifiuti elettrici RAEELa Corte di Giustizia, recentemente e in tema di smaltimento di rifiuti “elettrici”, ha affermato che gli Stati membri dovrebbero spingere i produttori ad assumersi la piena responsabilità per la raccolta dei RAEE (apparecchiature elettriche ed elettroniche), in accordo al principio “chi inquina paga”.

Di conseguenza, ciascun produttore dovrebbe essere responsabile del finanziamento della gestione dei rifiuti derivanti dai suoi prodotti.

Rifiuti elettrici, la parola alla Corte di Giustizia

Al riguardo, la Corte ha dunque espresso un principio di diritto esposto nella seguente massima:

«L’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 2012/19/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 luglio 2012, sui rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) è invalido nella parte in cui tale disposizione impone ai produttori il finanziamento dei costi relativi alla gestione dei rifiuti originati da pannelli fotovoltaici immessi sul mercato tra il 13 agosto 2005 e il 13 agosto 2012. Mentre, l’articolo 13, paragrafo 1, della direttiva 2012/19 deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale che impone agli utilizzatori di pannelli fotovoltaici, e non ai produttori di tali pannelli, il finanziamento dei costi relativi alla gestione dei rifiuti originati dai suddetti pannelli immessi sul mercato a partire dal 13 agosto 2012, data di entrata in vigore di tale direttiva.

Infine, il diritto dell’Unione deve essere interpretato nel senso che la circostanza che uno Stato membro abbia adottato una normativa contraria a una direttiva dell’Unione prima dell’adozione di detta direttiva non costituisce, in quanto tale, una violazione del diritto dell’Unione, non potendo la realizzazione del risultato prescritto da detta direttiva essere considerata seriamente compromessa prima che quest’ultima faccia parte dell’ordinamento giuridico dell’Unione». (Corte di Giustizia UE, 25 gennaio 2022, Sentenza C‑181/20).

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