Salvamare e piano nazionale rifiuti: le ultime novità legislative

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Al via la legge per il recupero e la gestione dei rifiuti recuperati dai corsi d’acqua, mentre il Pngr vale per il quinquennio che va dal 2022 al 2028

(Salvamare e piano nazionale rifiuti: le ultime novità legislative)

 

IN VIGORE LA LEGGE “SALVAMARE”

A partire dal 25 giugno 2022 è finalmente in vigore la “Legge Salvamare” (legge 17 maggio 2022, n. 60) con l’importante obiettivo di contribuire al risanamento dell’ecosistema marino, lacustre e fluviale, del tutto coerente con l’agenda 2030 delle nazioni unite per lo sviluppo sostenibile. In particolare, il quattordicesimo obiettivo prevede la conservazione e l’utilizzo in modo sostenibile degli oceani, dei mari e delle risorse marine che rappresentano più del 70% della Terra.

La norma era da tempo attesa soprattutto con l’aspettativa di poter vedere risolto un problema molto concreto, quello dei rifiuti (galleggianti a pelo d’acqua o sommersi) che si incastrano nelle reti delle navi da pesca.

L’assenza di una regolamentazione della fattispecie richiedeva l’applicazione delle norme usuali per la gestione dei rifiuti (parte IV, D.Lgs. n. 152/2006), con la conseguenza di esporre a sanzioni tutti quei pescherecci che, pur con l’intenzione di contribuire alla pulizia dell’ambiente marino, si erano trovati a trasportare a terra rifiuti senza averne i titoli e le autorizzazioni legalmente richiesti.

Ai rifiuti accidentalmente pescati è dedicato l’art. 2, il quale prevede diverse semplificazioni per l’intera gestione, escludendo, ad esempio, l’iscrizione all’Albo nazionale gestori ambientali (art. 212, D.Lgs. n. 152/2006) del peschereccio che trasporterà i suddetti rifiuti a riva e prevedendo la gratuità del conferimento degli stessi all’impianto portuale di raccolta.

Ulteriore risposta è stata poi data a tutte quelle iniziative di pulizia dell’ambiente marino, lacustre e fluviale la cui organizzazione, nonostante spesso supportata dalle istituzioni e autorità locali, risultava particolarmente ostica e sempre al limite della conformità normativa.

L’art. 3 della nuova legge disciplina, quindi, le campagne di pulizia e individua quelli che si potrebbe definire i confini di queste particolari attività (salvaguardia dell’ecosistema presente nel corpo idrico da pulire, patrocino del Comune territorialmente competente oppure su istanza da sottoporre all’autorità eccetera).

Alcune aspettative, tuttavia, sono state deluse. La Salvamare, infatti, pare tenga conto solo di ciò che è visibile in superficie, mentre il 99% dei rifiuti finisce sul fondale. Si auspica, quindi, nella condivisione di una lettura estensiva della norma dedicata alle campagne di pulizia che possa ricomprendere anche quelle condotte in subacquea (mediante professionisti e tecnologia dedicata).

(Legge 17 maggio 2022, n. 60)

 

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PNGR: LA FOTOGRAFIA DEGLI IMPIANTI ITALIANI

Con il D.M. 24 giugno 2022, n. 257, il Mite ha approvato il programma nazionale di gestione dei rifiuti (art. 198-bis, D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152) per il quinquennio che va dal 2022 al 2028.

Benché il programma abbia lo scopo di costituire indirizzo per le Regioni e le Province autonome nella delicata attività di pianificazione del settore in ottica circolare così come richiesto dalla nuova politica economico – ambientale comunitaria, esso ha anche il merito di aver inquadrato la fotografia dell’attuale situazione della gestione dei rifiuti all’italiana.

All’interno della complessa esegesi analitica figurano temi anche piuttosto complessi, si parla ad esempio:

  • dei Raee (rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche), i cui risultati mostrano ancora una volta l’Italia come fanalino di coda rispetto agli altri Stati comunitari con la necessità, quindi, di implementare raccolta e corretto riciclo di questa particolare categoria;
  • dell’annuale problema dell’amianto, soprattutto nei rifiuti da costruzione e demolizione, di cui circa il 70% prodotto al Nord;
  • dell’importanza del recupero dei tessili, comparto nel quale, tuttavia, a fronte della richiesta di un forte intervento a livello comunitario, si registrano difficoltà ad ottenere risultati soddisfacenti.

Altre tipologie di rifiuti sono i sanitari e i veicoli fuori uso.

Molto interessante è il quadro che emerge in merito al comparto impiantistico nazionale che vede una presenza fortemente sbilanciata al Nord, con circa i due terzi degli impianti di gestione dei rifiuti dell’intera penisola. Tratto comune a tutta la penisola è, invece, un sistema impiantistico vecchio che si adatta con difficoltà al trattamento dei materiali di nuova generazione con i quali vengono realizzati i prodotti che, al termine del loro ciclo di vita utile, diverranno rifiuti. La conseguenza diretta è che non sempre è possibile fornire un’alternativa al recupero energetico o allo smaltimento in discarica.

Sulla genesi dell’attuale situazione, così come fotografata dal Pngr, ha di certo avuto il suo peso la celebre sentenza del Consiglio di Stato 28 febbraio 2018, n. 1229 – che ha bloccato per mesi il rilascio da parte degli enti territoriali delle autorizzazioni caso per caso utili a sanare il gap esistenze tra un sistema impiantistico che si vuole svecchiare e l’eccessiva lentezza con cui vengono messe a disposizione degli operatori i criteri di riferimento per il recupero di determinate tipologie di rifiuto, generalmente racchiusi in decreti ministeriali.

(D.M. 24 giugno 2022, n. 257; comunicato del Mite in Gazzetta Ufficiale 30 giugno 2022, n. 151)

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