L’invecchiamento precoce dei contattori elettromeccanici

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In una linea di montaggio destinata all’assiemaggio e imballaggio di componenti per impianti di innaffiamento automatico si sono rivelate disfunzioni nei  teleruttori con scintillazioni irregolari e sovratensioni impulsive che si manifestano con ritardi di intervento. Le bobine sono più volte bruciate,  costringendoci al ricambio con tipi disomogenei. Il difetto è da attribuire alla vetustà precoce dei contattori che non si riscontra in altre macchine similari comandate da PLC dello stesso tipo e marca.

Precisiamo che gli avviamenti delle macchine automatizzate non sono critici  e la frequenza di manovre ha periodicità di circa una manovra ogni 4 minuti.

Chiediamo la collaborazione dei vostri esperti per una diagnosi di questi inconvenienti. Ci sembra fondamentale conoscere, se esiste, la metodologia di valutazione della vita dei contattori elettromeccanici.

                                                                                                                                                                         Orlando Sala

                                                                                                                                                                          Monza

Ḕ impossibile fare diagnosi attendibili senza il suffragio di prove strumentali adeguate. Comunque è noto che i contattori elettromeccanici ordinari possono non essere idonei a stabilire e interrompere correttamente la corrente del motore, perché l’impedenza della giunzione non è costante ma aumenta con la corrente. Questo fenomeno può impedire l’assorbimento della corrente di magnetizzazione della bobina (in corrente alternata, circa 12 volte la corrente di autoconsumo).Il difetto potrebbe essere attribuito anche alla smagnetizzazione per insufficienza di corrente di autoritenuta. Il fenomeno è preso in considerazione dalla norma CEI 17-50 (CEI EN 60947-4-1 ) nella recente riedizione dell’ aprile 2012 ed è trattato nell’allegato 1 (informativo).

Tale allegato, in buona sostanza, stabilisce che:

– i contattori destinati a essere utilizzati assieme a dispositivi di comando, avviatori o azionamenti a semiconduttori non sono idonei ad interrompere direttamente la corrente dei motori;

– l’utilizzo previsto è di convogliare le sole correnti dei dispositivi di comando del motore e di provocarne indirettamente l’ arresto o la messa in moto;

– in altre parole, la funzione di arresto o messa in moto del motore deve essere affidata a circuiti di potenza mentre quella dei circuiti di segnale deve funzionare solo a carico interrotto.

– un ulteriore utilizzo consiste nel cortocircuitare  i dispositivi di comando appena questo si è attivato, solo al fine  di ridurre le perdite termiche (cioè trattasi di impulso con autoritenuta e immediata disattivazione e, nella fase attiva, di impulso con autoattivazione immediata e disattivazione).

In tali applicazioni i dispositivi di comando dovrebbero  essere interbloccati in modo tale da risultare impossibilitati ad aprire e chiudere quando è presente la corrente di carico. Quando le condizioni suddette  sono soddisfatte i contattori possono essere scelti nella categoria di utilizzazione AC1. 

Per adeguare i vecchi contattori si potrebbe tentare di  sovradimensionare i dispositivi elettronici che alimentano i circuiti di segnale.

Come si vede, si tratta di provvedimenti alquanto complessi, che raramente rientrano nella cultura tecnica dei progettisti di impianti elettrici ed, ancor meno, in quella degli installatori di impianti utilizzatori.

Per  risolvere  positivamente  l’inconveniente si consiglia di contattare un esperto di automazione industriale o, meglio, direttamente i costruttori più qualificati che certamente hanno a catalogo  contattori azionabili elettronicamente senza inconvenienti .

 

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