Impianti a tre livelli, argomento inesauribile

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A partire da una richiesta di un lettore, facciamo il punto sulla pratica operativa dell’installazione degli impianti elettrici residenziali.

impianti a livelliSul giornale “Elettro” di gennaio 2014, un lettore pone la domanda sul fatto che il cliente gli impone il venir meno alle prescrizioni relative ai livelli prestazionali della Norma in oggetto. E non è la prima volta. Io partecipo in una Commissione Prezzi Provinciale composta da Rappresentanti delle varie Categorie imprenditoriali e professionali, dovendo aggiornare le quotazioni dell’impianto elettrico negli Appartamenti, proprio in ossequio alla suddetta Norma, mi sono trovato di fronte ad un muro di contestazioni.

Ciò premesso, mi permetto esprimerLe una serie di considerazioni che sono:

il CEI non poteva impegnarsi per qualcosa di meglio che insegnare ai Professionisti quanti circuiti adottare negli Appartamenti? E agli installatori quante prese e quanti punti luce installare nei vari locali? Quasi che queste due categorie siano composte da improvvidi? In particolare per le prese e i punti luce è pressoché scontato che le predisposizioni e le ubicazioni sono una facoltà del Committente, quando c’è, il quale sa cosa gli può servire e può solo accettare delle proposte (non l’imposizione), oppure dell’Architetto (o il Progettista) il quale nel disporre i locali prevede già una soluzione di arredamento.

Il Progettista degli impianti elettrici, non avendo la possibilità di evadere la Norma, in quanto il Progetto deve essere il riferimento per la Di.Co. corre il rischio di essere messo in disparte e di perdere la Clientela. Non sarebbe stato più opportuno trattare tale argomento con delle linee guida riportando schematicamente le soluzioni? Forse sarebbe emerso che per la Cucina, nell’area preparazione, qualche utilizzatore in più ci potrebbe stare, risparmiandole altrove. Non va sottaciuto che ancor oggi non è raro il caso di vedere progetti architettonici di locali per bagni e docce dove è impossibile adeguare la distanza di rispetto con le utilizzazioni elettriche, per cui insistere con il Committente o l’Architetto sul numero di prese e/o punti luce si corre il rischio di perdere l’occasione di far rispettare la Norma nei suddetti locali.

E infine non ritiene che con detta Norma si abbia fatto un favore ad Architetti e Geometri che, ammesso vogliano essi adottarla, possano così fare a meno del Progettisti degli impianti elettrici? Chiedo scusa per la lungaggine della presente e complimentandomi per la chiarezza della Sua esposizione le porgo distinti saluti.

Pelliconi Per. Ind. GianLuigi (BG)

 

Riprendo con piacere l’argomento della ex V3 della Norma CEI 64-8 riproposto dal lettore, che ringrazio per aver portato la propria esperienza e opinione, dal momento che indubbiamente, non so se a ragione o meno, l’ex V3 è sempre un cruccio di tutti. Premetto che quanto segue è la mia opinione sull’argomento e che tutte le opinioni sono sempre benvenute, soprattutto quando ben argomentate.

La preparazione delle norme

Tra l’altro, proprio su questo meccanismo, si basa la preparazione delle norme tecniche che vengono redatte dai comitati degli esperti, commentate e approvate con il meccanismo del consenso, ovvero ciascuno di noi ha la possibilità di far giungere al CEI le proprie osservazioni in fase di inchiesta pubblica. Il CT (formato se non da noi stessi da nostri colleghi) ovviamente potrà accettare o scartare il commento/suggerimento ricevuto. Su temi molto nuovi e spinosi può succedere che l’ottimo non venga raggiunto alla prima emissione, ma che l’impiego sul campo metta in evidenza margini di miglioramento o anche veri e propri errori concettuali.

Quando sentii parlare per la prima volta della ex V3, ad essere sincero, ebbi gli stessi pensieri del lettore, ma con il tempo ho mutato opinione perlomeno di fronte al principio ispiratore, forse non nei confronti di tutti i particolari. Attualmente non considero tanto il capitolo 37 della Norma CEI 64-8 come un imposizione a installatori e progettisti, quanto la definizione di un livello quali/quantitativo a beneficio in primis degli utenti e in subordine proprio di installatori e progettisti. Nel settore residenziale (al quale si applica l’ex V3) non è infatti escluso a priori il rischio che all’installatore venga richiesto meno del minimo, e che soprattutto gli venga riconosciuto ancor meno, ma che l’utente paghi il proprio impianto come top-class. La differenza tra gli importi andando ad alimentare un’economia che non penso proprio porti valore aggiunto all’Italia.

La definizione formale dei livelli, soprattutto quando sarà (se sarà mai) nota agli utenti potrebbe contribuire a far apprezzare gli impianti e quindi riequilibrare le remunerazioni.

Gli obblighi dei progettisti

Ricordo comunque che i progettisti hanno l’obbligo della regola dell’arte (art. 1 Legge 186/68), ma non quello di rispettare la norme tecniche (che ai sensi dell’art. 2 della stessa legge costituiscono solo presunzione di regola d’arte). Come ricordato altre volte l’importante è essere coerenti e non pretendere la ben nota botte piena e moglie ubriaca. Il progettista progetta e quando si riferisce ad una norma è perché fa una scelta consapevole di adesione (non dovrebbe subire un’imposizione); in questa scelta consapevole di adesione è compresa anche una deviazione ben tracciata e argomentata (d’altronde anche lo stesso mondo normativo le codifica).

Il mio parere personale

Personalmente ritengo, forse in modo un po’ manicheo, che da un punto di vista generale, l’approccio delle linee guida sia più adatto alle guide (che norme non sono) e che le norme tanto più schematiche e semplici sono, tanto meglio è. Una bella tabella lascia poco margine alle interpretazioni e quindi alle lunghe discussioni. Ovviamente nel momento in cui non si condividono i contenuti (ed è sempre lecito anzi gradito, ripeto, avere delle opinioni anche contrastanti) il margine di manovra risulta forzatamente compromesso.

Sinceramente non avevo mai sperimentato l’ingorgo causato nei micro bagni dalle distanze minime e dall’affollamento di punti presa e comando! Forse potrebbe essere un punto di attenzione nelle prossime revisioni della norma. Relativamente al rischio di by-pass dei progettisti elettrici da parte di quelli edili, da un lato vorrei che tutti fossimo convinti che il valore aggiunto dai primi è superiore alla definizione del numero di punti presa e comando, dall’altro spero che l’innalzamento del livello qualitativo degli impianti residenziali porti invece proprio ad apprezzare di più i primi.  (prof Angelo Baggini)

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