Certificazioni, una garanzia per utenti e professionisti

Condividi
certificazione prodotti

«Esistono dispositivi certificati per la sicurezza degli impianti di videosorveglianza?», chiede un lettore di Sicurezza.

La certificazione dei singoli dispositivi e degli impianti completi di videosorveglianza e d’allarme secondo standard internazionali – così da garantire la sicurezza dei sistemi rispetto alla potenziale aggressione e compromissione da parte di soggetti esterni o anche rispetto a semplici malfunzionamenti idonei però a renderli inutilizzabili o inefficienti – è ritenuta ormai un’esigenza non procrastinabile, soprattutto alla luce dei recenti fatti di cronaca che hanno messo in evidenza la vulnerabilità di tali sistemi.

La certificazione rappresenta uno strumento fondamentale per garantire la sicurezza delle strutture monitorate e, pur non potendo assicurare l’inviolabilità dei sistemi, consente almeno all’installatore e all’utente finale di accertare che, durante la produzione, test e rilascio sul mercato dei prodotti, siano stati seguiti processi standardizzati, in grado di garantire che i sistemi installati siano quantomeno idonei all’utilizzo e agli scopi che devono raggiungere.

La certificazione viene solitamente svolta da un ente terzo, che verifica la conformità delle tecnologie impiegate con le normative vigenti; in tal senso si sta muovendo, per i prodotti destinati alle infrastrutture critiche, l’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale), che ha da qualche mese rilasciato i criteri per l’accreditamento dei laboratori di valutazione e prova di prodotti e servizi destinati a tali impieghi.

L’allargamento del novero delle infrastrutture critiche a tutte quelle attività che sono rilevanti per l’economia e la sicurezza nazionale porterà rapidamente i produttori a dotarsi di standard qualitativi elevati anche nel settore privato. Peraltro, le verifiche non riguarderanno solo la robustezza dei sistemi dal punto di vista di hardware e software, ma anche la protezione da virus e intrusioni informatiche, la resilienza rispetto agli eventi calamitosi, la tutela dei dati personali, la cifratura delle informazioni, la corretta gestione dei dati raccolti e archiviati, così da assicurarne la possibilità effettiva di utilizzo dopo la registrazione sui supporti.

Nei prossimi mesi, pertanto, vedremo crescere rapidamente il mercato e affermarsi standard di certificazione dedicati al settore dei sistemi di videosorveglianza, automazione e sicurezza.

Edicola web

[paperlit id="prj_5c66717ea7555" show_issue="yes" all_title="Edicola Web"]

Ti potrebbero interessare

Scarico fumi di una caldaia a condensazione

«Buongiorno, ho bisogno di una delucidazione per la canna fumaria di una caldaia domestica. Ho installato una caldaia a condensazione a camera stagna (scarico fumi in pressione positiva) in una cascina, dove c’è un tetto basso (zona deposito) e attaccata c’è l’abitazione principale, più alta di un piano (quindi 3-4 mt più alta rispetto alla tettoia). Il vicino contesta il fatto che la canna fumaria non abbia sbocco al di sopra del tetto. Questa affermazione è corretta? La canna fumaria dovrebbe andare al di sopra del tetto della casa principale, anche se si trova ad una distanza di oltre 15 mt dalla stessa? Non basta il rispetto di certe distanze per la canna fumaria?», chiede un lettore di GT.

Privacy e videosorveglianza fuori dal centro commerciale

«Gestisco un centro commerciale e, a causa di alcuni recenti furti delle auto in sosta, vorrei installare un impianto di videosorveglianza nel parcheggio esterno. Quali sono le regole principali e le cautele che devo adottare per non violare la privacy di clienti e dipendenti?», chiede un lettore di Sicurezza.

tubi interrati

Tubi interrati

«Ma, per una villetta unifamiliare, quali sono le dimensioni dei cavidotti/tubi da prevedere dalla strada, e quanti devono essere 1 o 2?» , chiede un lettore di Elettro.

Caldaia di tipo C in locale aerabile

«Sono stato interpellato da un’impresa che sta ristrutturando un appartamento di proprietà privata. Mi hanno chiesto se sia possibile installare una caldaia uso riscaldamento e produzione acqua calda sanitaria di Tipo C (camera stagna e tiraggio forzato) in un disimpegno come indicato nel disegno allegato.
Il disimpegno comunica con:
– camera doppia con portafinestra
– camera singola con finestra
– bagno con finestra», chiede un lettore di GT.