Accesso alle riprese delle telecamere e qualificazione dell’interesse alla visione

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Accesso alle immagini registrate
Immagine di fabrikasimf su Freepik

«In un condominio è installato un impianto di videosorveglianza. I condomini, se subiscono un furto o un’aggressione, possono richiedere di visionare le immagini registrate dalle telecamere?», chiede un lettore di Sicurezza.

Il diritto di accesso alle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza è disciplinato dal Regolamento UE 2016/679 (GDPR), che prevede un generale diritto dell’interessato di ottenere la conferma di un trattamento nei suoi riguardi e un complementare diritto di accesso e copia dei dati.

In dottrina si discute sulla facoltà di accedere alle immagini, poiché solitamente l’interesse che anima la persona nel rivolgersi al titolare del trattamento dei dati non riguarda un trattamento a suo carico, ma la possibilità di accertare un illecito ai suoi danni.

In tal senso, è diversa la qualificazione dell’interesse alla visione delle immagini ed è opportuno tenere presente che il diritto del richiedente dev’essere bilanciato con i diritti di eventuali soggetti coinvolti, per cui sarà necessario valutare attentamente il contenuto delle immagini prima di concedere l’accesso.

Da un punto di vista strettamente giuridico, infatti, anche il diritto a conoscere l’eventuale tradimento del coniuge è un interesse qualificato, ma per provare l’adulterio non è certamente consentito l’accesso alle immagini conservate da un terzo senza che un giudice, in via istruttoria, ne disponga l’acquisizione.

Al contrario, in caso di incidente stradale, l’accertamento della responsabilità del sinistro è un diritto che non sembra scontrarsi con i dati rilevabili dalle immagini riguardanti il movimento delle autovetture e la dinamica del sinistro, per cui è ragionevole la consegna dei filmati (anche senza l’intervento dell’autorità pubblica) all’interessato che intenda promuovere un’azione di risarcimento, affinché possa utilizzarli come prova in giudizio.

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