Antitaccheggio e trattamento dati

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«L’installazione di un sistema antitaccheggio viola la privacy del consumatore?» , chiede un lettore di Sicurezza.

In linea di principio, l’installazione di un sistema antitaccheggio nei negozi non dovrebbe impattare sulla riservatezza dei consumatori, poiché non consente il trattamento diretto di dati personali.  Occorre comunque fare attenzione alle tecnologie utilizzate e al loro corretto uso da parte degli addetti ai lavori.

Le etichette elettroniche, infatti, possono essere utilizzate per tracciare gli acquisti dei clienti e possono venire associate al loro nominativo, raccolto magari dal cassiere al momento del pagamento. Il cittadino deve venire quindi adeguatamente informato della tipologia di trattamento applicato, attraverso l’esposizione di un documento presso la cassa e la firma di un modulo di consenso, non essendo il trattamento direttamente connesso all’esperienza d’acquisto.

I sistemi antitaccheggio, inoltre, possono generare falsi positivi ed esporre il cittadino, che pure ha pagato correttamente, alla pubblica riprovazione nel momento in cui la cassa è distante dal rilevatore e l’interessato viene fermato dagli addetti alla sicurezza. La non corretta disattivazione delle etichette elettroniche da parte del cassiere può quindi portare a situazioni imbarazzanti e finanche a fermi ingiustificati e perquisizioni che, ovviamente, determinerebbero una potenziale richiesta di danni nei confronti del titolare dell’esercizio.

Anche la mancanza di trasparenza viene spesso vissuta come un problema, perché gli incidenti si verificano anche a causa della mancata collaborazione degli interessati, che dimenticano di invitare il cassiere a disattivare le etichette, collaborando in tal modo a evitare che si verifichino inconvenienti.

È sempre opportuno informare gli utenti dell’esistenza del sistema antitaccheggio e del suo funzionamento, inclusa l’opportunità di richiedere al cassiere la disattivazione delle etichette elettroniche al momento del pagamento.

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