Interruttori differenziali, quali scegliere?

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«Devo fare la scelta dei differenziali nell’impianto di un piccolo ufficio. I differenziali di tipo A però sono molto più costosi. Posso installare differenziali di tipo AC?» chiede un lettore di Elettro.
È importante scegliere il tipo di interruttore differenziale secondo il tipo di applicazione e di corrente di guasto a terra che può prodursi.

differenziali«Devo fare la scelta dei differenziali nell’impianto di un piccolo ufficio. I differenziali di tipo A però sono molto più costosi. Posso installare differenziali di tipo AC?»

È importante scegliere il tipo di interruttore differenziale secondo il tipo di applicazione e di corrente di guasto a terra che può prodursi.

Gli interruttori differenziali sono classificati in categorie diverse, come segue, secondo la loro attitudine ad assicurare la protezione contro diversi tipi di correnti di guasto a terra:

  • interruttore differenziale di tipo AC: l’apertura dell’interruttore è assicurata per correnti alternate sinusoidali differenziali applicate improvvisamente o lentamente crescenti;
  • interruttore differenziale di tipo A: l’apertura dell’interruttore è assicurata come per il tipo AC; per correnti pulsanti unidirezionali e per correnti pulsanti unidirezionali, applicate istantaneamente o lentamente crescenti;
  • interruttore differenziale di tipo B: l’apertura dell’interruttore è assicurata come per il tipo A ed inoltre per correnti alternate sinusoidali differenziali fino a 1000 Hz, per correnti differenziali continue senza ondulazioni, applicate istantaneamente o lentamente crescenti.

Per rispondere al lettore è necessario quindi conoscere le caratteristiche del carico che gli stessi dovranno proteggere. Se fosse lineare allora anche il differenziale di tipo AC (opportunamente coordinato con le correnti differenziali, di linea e di guasto in gioco) andrebbe bene.

E questa è la teoria, nella pratica è poi difficile immaginare oggi un contesto privo di carichi elettronici, soprattutto in un ufficio, pertanto suggerirei al lettore di orientarsi verso il tipo A.

Essendo l’ufficio citato dal lettore “piccolo” posso immaginare che l’impianto e quindi tutti i carichi siano monofase ma se fosse trifase allora non basterebbe nemmeno un differenziale di tipo A e (coerentemente con le prescrizioni della norma CEI 64-8) dovremmo passare al tipo B.

Un differenziale di tipo AC non è sensibile ad una corrente con pulsante unidirezionale come quella che deriva dalla tensione di un raddrizzatore monofase, un differenziale di tipo A non è sensibile ad una corrente continua come quella che deriva dalla tensione di un raddrizzatore trifase.

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