Riarmo automatico

Condividi

«Ho una casa in Sardegna e ho montato nel quadro elettrico un magnetotermico a riarmo automatico. Il problema è che alcune volte non riarma perché probabilmente percepisce delle piccolissime dispersioni di corrente che però non riesco a individuare(…)», chiede un lettore di Elettro.

Il problema del lettore è decisamente comune, ancora di più in tutte quelle situazioni non presidiate…

riarmo
Immagine di pvproductions su Freepik

«Ho una casa in Sardegna e ho montato nel quadro elettrico un magnetotermico a riarmo automatico. Il problema è che alcune volte non riarma perché probabilmente percepisce delle piccolissime dispersioni di corrente che però non riesco a individuare e quindi l’interruttore, alla fine, non riarma. Questo mi viene segnalato sul mio cellulare, che mi avvisa che la batteria dell’impianto d’allarme è scarica e deduco che la causa sia proprio il non riarmo. Potete aiutarmi?», chiede un lettore di Elettro.

Il problema del lettore è decisamente comune, ancora di più in tutte quelle situazioni non presidiate. Immagino che si tratti della casa di vacanze. Diamo per scontato che la protezione a riarmo automatico funzioni regolarmente e che quindi abbia ragione a intervenire.

La prima soluzione è cercare la dispersione. Un amico installatore elettrico, più pratico del sottoscritto, mi ha insegnato qualche anno a procedere con un metodo dicotomico (per la verità la definizione è mia, lui concretamente lo faceva e non lo nominava). Partendo dalla prima derivazione a valle della protezione che interviene si suddivide l’impianto in due parti. Una si scollega e si rialimenta l’altra. Se la protezione non interviene allora il problema è nella parte di impianto che è stata scollegata, viceversa se interviene.

Procedendo in questo modo, se il circuito non è oltremodo complicato in poche iterazioni si riesce a individuare il problema e a risolverlo.

Il problema però potrebbe anche essere dovuto alla corrente di dispersione naturale di qualche apparecchio come, ad esempio, il filtro di ingresso di un utilizzatore elettronico. Se, escluso un guasto sullo stesso, fosse questo il caso per risolvere occorre verificare in ordine:

  1. il valore della corrente di dispersione;
  2. il valore della resistenza di terra (RT).

Per poi procedere eventualmente con l’installazione di una protezione con corrente differenziale nominale Idn pari almeno al doppio della corrente di dispersione trovata non prima di essersi accertati che la nota disequazione Idn RT ≤ 50 V sia sempre rispettata.

Edicola web

  • n.2 - Marzo 2026
  • n.1 - Febbraio 2026
  • n.10 - Dicembre 2025

Ti potrebbero interessare

Chiarimenti normativi CEI EN IEC 62305-2

Chiarimenti normativi

«Ho visionato la nuova edizione della Norma CEI EN IEC 62305-2, ma vorrei comprendere meglio secondo quali criteri un impianto potrebbe risultare non autoprotetto», chiede un lettore di Elettro.

caldaie

Appartamento con due caldaie

«Buongiorno, sono in procinto di acquistare il monolocale confinante con il mio appartamento allo scopo di aumentare i vani della mia attuale abitazione, per esigenze di spazio. Il monolocale e il mio appartamento sono naturalmente ora completamente divisi in termini di impiantistica (acqua, luce, e gas). Il mio obiettivo, se non altro dettato da un minor intervento di ristrutturazione, verterebbe nel tenere entrambe le caldaie rendendo autonome le due case, anche se dopo la ristrutturazione risulteranno in un’unica abitazione. I miei dubbi sono relativi ai contatori, alla documentazione e alla reale possibilità d’esecuzione in termini di legalità e conformità», chiede un lettore di GT.

dichiarazione di conformità

Dichiarazione di conformità

«È realmente necessario rilasciare la dichiarazione di conformità anche per interventi di modesta entità? In molti casi il tempo richiesto per la compilazione della documentazione sembra superare quello impiegato per l’esecuzione del lavoro stesso…», chiede un lettore di Elettro.

Tubazione del gas: rifacimento e riutilizzo