Caldaie. Lo scarico condensa è ammesso nel pluviale?

Condividi
 

“La caldaia che ho appena installato scarica la condensa nel pluviale tramite il passaggio di quest’ultima in un filtro (detto comunemente abbattitore) che ne diminuisce l’acidità. È corretto? C’è una normativa a cui far riferimento? Il mio inquilino sostiene che a lungo andare, così facendo, il pluviale si corroderà”.

La norma che tratta in maniera esaustiva lo scarico delle condense è la UNI 7129-5:2015 Sistemi per lo scarico delle condense. Come previsto nell’appendice A1 l’installazione in unità ad uso abitativo non prevede nessuna aggiunta a uno scarico diretto in fogna; un “abbattitore” non è obbligatorio ma comunque migliorativo. Come raccomandato all’art. 4.2 bisogna porre attenzione ai materiali e quindi uno scarico diretto nel pluviale non sarebbe indicato; con l’abbattitore è certamente meno pericoloso.

Materiali

Tutti i componenti del sistema di scarico delle condense devono essere realizzati a regola d’arte con materiali idonei a resistere nel tempo alle normali sollecitazioni termiche e chimiche delle condense.

Appendice A.1

Trattamento delle condense
I reflui ottenuti dalla condensazione dei prodotti della combustione delle caldaie a gas hanno un determinato grado di acidità (pH medio circa 4). I reflui domestici, prodotti in grande quantità, hanno una notevole basicità; essi inoltre hanno la capacità di formare nelle condutture un deposito con proprietà tampone rispetto agli acidi. Per contro la quantità massima di condensa producibile per esempio da una caldaia a condensazione a gas naturale con portata termica 24 kW (vedere punto A.2.2), è pari a 30, 7 l al giorno (considerando un apparecchio ideale, in grado di operare una condensazione totale dell’acqua prodotta nella combustione, operante alla portata termica nominale per un periodo giornaliero di 8 h) da compararsi con una produzione media giornaliera di refluo domestico di circa 180 l al giorno pro capite. È possibile affermare come, mediamente, nelle acque reflue di un’abitazione privata siano contenute molte più basi di quelle necessarie per la neutralizzazione dell’acidità delle condense. Poiché l’alterazione del pH, dovuta alla miscelazione del refluo domestico con la condensa acida prodotta dall’impianto, è praticamente trascurabile, risulta possibile scaricare direttamente la condensa nella fognatura.

Per il trattamento delle condense si indicano i seguenti casi:

  1. Installazione in unità ad uso abitativo: per tali utilizzi non si rendono necessari particolari accorgimenti essendo i condensati abbondantemente neutralizzati dai prodotti del lavaggio e degli altri scarichi domestici.
  2. Installazione in unità ad uso non abitativo ma inserite in edifici prevalentemente destinati ad uso abitativo (esempio negozi inseriti in condomini): in questi casi non si rende necessaria la neutralizzazione.
  3. Installazione in unità non abitative, in edifici non destinati ad uso abitativo:
  • nel caso in cui l’unità abbia un numero di utenti minore di 10, è necessaria l’installazione di un neutralizzatore di condense.
  • nel caso in cui il numero di utenti sia uguale o maggiore di 10, valgono le stesse considerazioni adottate per l’installazione in unità ad uso abitativo.
  • Nel caso di installazioni in edifici ad uso abitativo o prevalentemente abitativo, qualora gli impianti siano asserviti a canne collettive, non si rende necessaria la neutralizzazione. In tutti i casi per i quali lo scarico delle condense non avviene nel sistema di scarico delle acque reflue, è necessaria l’installazione di un neutralizzatore di condense che garantisca il rispetto dei parametri previsti dalla legislazione vigente.
L'angolo normativo
Se avete qualche dubbio tecnico, impiantistico o normativo, spedite i vostri quesiti all’indirizzo e-mail: gt@tecnichenuove.com.

 

Richiedi maggiori informazioni

Edicola web

  • GT Speciale Fiera 2026 n.2
  • Supplemento al n.3 - Marzo 2026 GT Speciale Fiera 2026 n.1
  • n.3 - Marzo 2026

Ti potrebbero interessare

impianto a gas

Modifiche su un impianto a gas esistente

«Buongiorno, devo intervenire su un impianto a gas metano esistente, realizzato prima
del 2008 all’interno di un’abitazione privata, che alimenta una caldaia e un piano cottura.
L’impianto è sprovvisto di Dichiarazione di Conformità e inoltre:
– l’alimentazione gas metano della caldaia e del piano cottura sono realizzati con
tubazioni di gomma flessibile derivati da due rubinetti posizionati all’esterno dell’abitazione;
– le tubazioni in gomma flessibile transitano all’interno di una parete in cartongesso.
È possibile predisporre i documenti per riattivare l’utenza gas metano?», chiede un lettore di GT

Chiarimenti normativi CEI EN IEC 62305-2

Chiarimenti normativi

«Ho visionato la nuova edizione della Norma CEI EN IEC 62305-2, ma vorrei comprendere meglio secondo quali criteri un impianto potrebbe risultare non autoprotetto», chiede un lettore di Elettro.

caldaie

Appartamento con due caldaie

«Buongiorno, sono in procinto di acquistare il monolocale confinante con il mio appartamento allo scopo di aumentare i vani della mia attuale abitazione, per esigenze di spazio. Il monolocale e il mio appartamento sono naturalmente ora completamente divisi in termini di impiantistica (acqua, luce, e gas). Il mio obiettivo, se non altro dettato da un minor intervento di ristrutturazione, verterebbe nel tenere entrambe le caldaie rendendo autonome le due case, anche se dopo la ristrutturazione risulteranno in un’unica abitazione. I miei dubbi sono relativi ai contatori, alla documentazione e alla reale possibilità d’esecuzione in termini di legalità e conformità», chiede un lettore di GT.

dichiarazione di conformità

Dichiarazione di conformità

«È realmente necessario rilasciare la dichiarazione di conformità anche per interventi di modesta entità? In molti casi il tempo richiesto per la compilazione della documentazione sembra superare quello impiegato per l’esecuzione del lavoro stesso…», chiede un lettore di Elettro.