Decreto Biometano: una spinta importante per la transizione energetica in Italia

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Il decreto biometano (Decreto n. 240 del 15 settembre 2022) rappresenta un passo importante nella promozione di fonti energetiche rinnovabili. Punta a incentivare la produzione di biometano da matrici agricole e rifiuti organici, in linea con la direttiva 2018/2001/UE

L’Italia, come molti altri Paesi europei, sta affrontando una transizione energetica significativa per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità e riduzione delle emissioni di gas serra.

In questo articolo vedremo quali sono i dettagli e l’impatto della normativa sul biometano, analizzando come il decreto possa contribuire a ridisegnare il panorama energetico italiano.

Un passo in avanti verso un’economia davvero sostenibile

Il decreto biometano non è solo un incentivo per la produzione di energia rinnovabile, ma è anche un passo significativo verso un’economia circolare, in cui i rifiuti diventano davvero delle risorse preziose. Il decreto prevede che il biometano venga prodotto da nuovi impianti alimentati da matrici agricole e rifiuti organici, o da impianti già esistenti per la produzione di elettricità da biogas agricolo che verranno riconvertiti.

In particolare, l’investimento di 1,73 miliardi di euro previsto dal decreto è destinato a sostenere la costruzione di nuovi impianti e la conversione di quelli esistenti. Questo intervento è fondamentale per garantire che il biometano possa essere utilizzato non solo per il settore dei trasporti, ma anche per il riscaldamento e raffrescamento industriale e residenziale. L’utilizzo diversificato del biometano rappresenta una strategia chiave per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e abbattere le emissioni di CO2 in settori che, tradizionalmente, sono difficili da decarbonizzare.

I beneficiari e i requisiti del decreto

Per beneficiare degli incentivi previsti dal decreto biometano, gli impianti devono rispettare una serie di stringenti requisiti. Innanzitutto, i progetti devono essere nuovi o riguardare la riconversione di impianti esistenti, ma non devono essere stati avviati prima della pubblicazione della graduatoria specificata nel decreto. Inoltre, gli impianti devono entrare in attività entro il 30 giugno 2026 per poter accedere ai fondi.

Non tutte le imprese possono beneficiare del decreto: sono escluse, ad esempio, quelle che versano in situazioni di difficoltà economica o che già beneficiano di altri regimi di incentivazione. Questo serve a garantire che i fondi siano sempre utilizzati in maniera efficiente, indirizzandoli verso progetti realmente innovativi e sostenibili.

Per accedere ai fondi, gli impianti devono:

  • Possedere il titolo abilitativo alla costruzione e all’attivazione.
  • Avere un preventivo di allacciamento accettato.
  • Produrre biometano conforme ai criteri della direttiva 2018/2001/UE.
  • Inoltre, devono dimostrare la capacità di ridurre le emissioni di gas serra in misura significativa, contribuendo così al raggiungimento degli obiettivi ambientali fissati a livello nazionale ed europeo.

Incentivi e contributi: un approccio competitivo

Il cuore del decreto biometano è rappresentato dal sistema di incentivi, il cui obiettivo è, appunto, rendere economicamente vantaggiosa la produzione di biometano. Gli incentivi sono concessi attraverso procedure competitive pubbliche, in cui i progetti vengono valutati in base a criteri di efficienza e sostenibilità.

Gli incentivi possono assumere la forma di un contributo in conto capitale sulle spese ammissibili dell’investimento e di una tariffa incentivante concessa per un periodo di 15 anni. In entrambi i casi, gli importi sono calcolati in base a criteri specifici definiti nel decreto, con un’attenzione particolare a mantenere la competitività e la sostenibilità economica degli impianti.

Un elemento chiave del decreto è la gradualità con cui vengono messi a disposizione i contingenti di capacità produttiva. Tra il 2022 e il 2024, saranno disponibili circa 257.000 standard metri cubi/ora di biometano, con un incremento progressivo delle quote nei primi tre anni, per evitare il sovraccarico del sistema e garantire una crescita sostenibile della produzione di biometano in Italia.

Le procedure di accesso e l’erogazione dei fondi

Accedere agli incentivi del decreto biometano richiede il rispetto di procedure ben definite. Ogni anno, il Gestore dei Servizi Energetici pubblica delle gare, aperte per un periodo di 60 giorni, durante le quali possono essere presentati i progetti. Entro 90 giorni dalla chiusura della procedura, il GSE pubblica una graduatoria dei progetti che hanno ottenuto l’accesso ai fondi.

Una volta ottenuto l’accesso, gli impianti devono entrare in attività:

  • Entro 18 mesi, nel caso di impianti agricoli.
  • Entro 24 mesi, per quelli alimentati da rifiuti organici.

L’erogazione dei fondi è subordinata alla presentazione della documentazione che attesta le spese sostenute e il rispetto dei requisiti tecnici. Gli impianti più piccoli, con una capacità produttiva pari o inferiore a 250 standard metri cubi/ora, possono richiedere una tariffa omnicomprensiva, mentre quelli più grandi ricevono una tariffa premio.

Questo sistema, sebbene complesso, è fondamentale per assicurare che il biometano prodotto sia di alta qualità e contribuisca effettivamente alla riduzione delle emissioni.

Il ruolo delle aziende nel successo del decreto biometano

Il successo del decreto biometano e, più in generale, della transizione energetica in Italia dipenderà in larga misura dalla capacità delle aziende di adattarsi alle nuove normative e di sviluppare soluzioni innovative che rispondano alle esigenze del mercato. A fronte di questo obiettivo, le imprese che operano nel settore dei gas industriali e delle energie rinnovabili giocano un ruolo cruciale.

Tra queste aziende, Nippon Sanso è in grado di distinguersi come un partner strategico, capace di supportare attivamente la transizione energetica del Paese. Con una lunga storia di innovazione e impegno verso la piena sostenibilità, l’azienda offre soluzioni avanzate per la produzione e l’utilizzo del biometano, allineandosi perfettamente con le direttive del decreto.

Nippon Sanso propone, infatti, tecnologie all’avanguardia per l’ottimizzazione dei processi di purificazione del biogas, la gestione efficiente degli impianti e l’uso sostenibile del biometano. Queste soluzioni aiutano i produttori a rispettare i rigorosi requisiti tecnici e ambientali imposti dalle nuove normative, oltre a migliorare l’efficienza economica degli impianti, rendendo il biometano una fonte energetica sempre più competitiva e sostenibile.

Grazie alla sua esperienza consolidata, Nippon Sanso è in grado di fornire un supporto completo, dalla progettazione degli impianti alla loro messa in esercizio, garantendo sempre la piena conformità alle normative.

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