Biometria, situazione delicata

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«Il mio Comune sta valutando l’adesione a un progetto che prevede telecamere con riconoscimento facciale nei parchi e software AI capaci di segnalare comportamenti sospetti. Trattandosi di una sperimentazione a fini di ricerca e con dati subito anonimizzati, ci sarebbero problemi di privacy?», chiede un lettore di Sicurezza.

Decisamente sì, poiché il riconoscimento facciale in luoghi pubblici, riguardando dati biometrici, richiede copertura legislativa puntuale e dettagliata. Un Comune che aveva avviato una sperimentazione simile in un parco cittadino se l’è vista bloccare dal Garante per la privacy proprio perché, una sorveglianza così concepita, concretizza un controllo di massa che colpisce chi viene ripreso dalle telecamere.

Quanto alla “sperimentazione con dati anonimizzati”, l’argomento si pone in contraddizione con l’esigenza di identificare i responsabili di eventuali atti illeciti. Peraltro, nel caso di progetti europei di ricerca su video e audio captati sulla pubblica via, il Garante ha ritenuto illecito anche il transito temporaneo dei dati grezzi nel sistema durante l’addestramento dell’AI: l’anonimizzazione a valle non sana un trattamento senza base giuridica a monte.

Va infine considerato che l’AI Act vieta in radice la sorveglianza biometrica remota in tempo reale negli spazi pubblici e i sistemi di polizia predittiva, salvo eccezioni ristrettissime autorizzate dall’autorità giudiziaria.

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