Antitaccheggio e trattamento dati

Condividi
antitaccheggio

«L’installazione di un sistema antitaccheggio viola la privacy del consumatore?» , chiede un lettore di Sicurezza.

In linea di principio, l’installazione di un sistema antitaccheggio nei negozi non dovrebbe impattare sulla riservatezza dei consumatori, poiché non consente il trattamento diretto di dati personali.  Occorre comunque fare attenzione alle tecnologie utilizzate e al loro corretto uso da parte degli addetti ai lavori.

Le etichette elettroniche, infatti, possono essere utilizzate per tracciare gli acquisti dei clienti e possono venire associate al loro nominativo, raccolto magari dal cassiere al momento del pagamento. Il cittadino deve venire quindi adeguatamente informato della tipologia di trattamento applicato, attraverso l’esposizione di un documento presso la cassa e la firma di un modulo di consenso, non essendo il trattamento direttamente connesso all’esperienza d’acquisto.

I sistemi antitaccheggio, inoltre, possono generare falsi positivi ed esporre il cittadino, che pure ha pagato correttamente, alla pubblica riprovazione nel momento in cui la cassa è distante dal rilevatore e l’interessato viene fermato dagli addetti alla sicurezza. La non corretta disattivazione delle etichette elettroniche da parte del cassiere può quindi portare a situazioni imbarazzanti e finanche a fermi ingiustificati e perquisizioni che, ovviamente, determinerebbero una potenziale richiesta di danni nei confronti del titolare dell’esercizio.

Anche la mancanza di trasparenza viene spesso vissuta come un problema, perché gli incidenti si verificano anche a causa della mancata collaborazione degli interessati, che dimenticano di invitare il cassiere a disattivare le etichette, collaborando in tal modo a evitare che si verifichino inconvenienti.

È sempre opportuno informare gli utenti dell’esistenza del sistema antitaccheggio e del suo funzionamento, inclusa l’opportunità di richiedere al cassiere la disattivazione delle etichette elettroniche al momento del pagamento.

Richiedi maggiori informazioni

Edicola web

[paperlit id="prj_5c66717ea7555" show_issue="yes" all_title="Edicola Web"]

Ti potrebbero interessare

Scarico fumi di una caldaia a condensazione

«Buongiorno, ho bisogno di una delucidazione per la canna fumaria di una caldaia domestica. Ho installato una caldaia a condensazione a camera stagna (scarico fumi in pressione positiva) in una cascina, dove c’è un tetto basso (zona deposito) e attaccata c’è l’abitazione principale, più alta di un piano (quindi 3-4 mt più alta rispetto alla tettoia). Il vicino contesta il fatto che la canna fumaria non abbia sbocco al di sopra del tetto. Questa affermazione è corretta? La canna fumaria dovrebbe andare al di sopra del tetto della casa principale, anche se si trova ad una distanza di oltre 15 mt dalla stessa? Non basta il rispetto di certe distanze per la canna fumaria?», chiede un lettore di GT.

Privacy e videosorveglianza fuori dal centro commerciale

«Gestisco un centro commerciale e, a causa di alcuni recenti furti delle auto in sosta, vorrei installare un impianto di videosorveglianza nel parcheggio esterno. Quali sono le regole principali e le cautele che devo adottare per non violare la privacy di clienti e dipendenti?», chiede un lettore di Sicurezza.

tubi interrati

Tubi interrati

«Ma, per una villetta unifamiliare, quali sono le dimensioni dei cavidotti/tubi da prevedere dalla strada, e quanti devono essere 1 o 2?» , chiede un lettore di Elettro.

Caldaia di tipo C in locale aerabile

«Sono stato interpellato da un’impresa che sta ristrutturando un appartamento di proprietà privata. Mi hanno chiesto se sia possibile installare una caldaia uso riscaldamento e produzione acqua calda sanitaria di Tipo C (camera stagna e tiraggio forzato) in un disimpegno come indicato nel disegno allegato.
Il disimpegno comunica con:
– camera doppia con portafinestra
– camera singola con finestra
– bagno con finestra», chiede un lettore di GT.