Tutela del suolo: verso una disciplina comunitaria?

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Tutela del suolo

In fase di definizione una Strategia dell’Ue per il suolo per il 2030, la cui adozione è prevista per il secondo trimestre del 2023

 

(Tutela del suolo: verso una disciplina comunitaria?)

 

Quasi tutti i settori compresi nella materia ambientale hanno ormai una disciplina europea comune, contenuta in regolamenti o direttive. Ciò vale, ad esempio, per i rifiuti, per le acque e per le emissioni in atmosfera.

A questa regola la protezione dei suoli ha costituito finora un’importante eccezione. Ogni paese ha, infatti, approvato la propria disciplina, con differenze notevoli all’interno dell’Unione sia sul piano delle procedure vigenti, sia – e soprattutto – su quello dell’applicazione pratica. E con ovvie conseguenze, naturalmente, anche dal punto di vista della parità di posizioni tra imprese operanti in diversi paesi europei.

Di conseguenza, i diversi regimi nazionali delle bonifiche – i cosiddetti “Contaminated land regimes (CLRs) – rimangono ampiamente differenziati anche quanto a temi fondamentali, come l’attribuzione delle responsabilità per l’effettuazione degli interventi e il ruolo del proprietario non responsabile dell’inquinamento.

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La strategia comunitaria

Questa situazione potrà tuttavia cambiare – e quindi le bonifiche potranno avere una disciplina europea almeno di cornice – se andrà in porto una iniziativa recentemente avviata dalla Commissione Ue. In particolare, fino al 16 marzo 2022 i cittadini e le parti interessate, su invito appunto della Commissione Ue, hanno potuto inviare commenti e suggerimenti per una futura proposta legislativa che dovrebbe concretizzarsi in una direttiva mirata alla tutela e alla salute del suolo. I commenti hanno riguardato la già annunciata “Strategia dell’Ue per il suolo per il 2030“, finalizzata a

  • stabilire regole favorevoli all’uso e al ripristino sostenibile del suolo;
  • determinare le opzioni per il monitoraggio del suolo;
  • specificare le condizioni di un suolo sano.

L’adozione della direttiva è prevista per il secondo trimestre del 2023. La “Strategia dell’Ue per il suolo per il 2030”, che contribuisce al conseguimento degli obiettivi del green deal europeo, propone una combinazione di azioni volontarie e legislative con l’obiettivo di garantire che entro il 2050 tutti gli ecosistemi terrestri siano in buona salute e chiede di garantire lo stesso livello di protezione in tutti i paesi europei. Nel documento della Commissione il suolo è definito come “un tappeto magico” che si forma in migliaia di anni. Il nostro futuro, infatti, dipende dallo strato sottile che si estende sotto i nostri piedi. Il suolo e la moltitudine di organismi che in esso vivono ci forniscono cibo, biomassa, fibre e materie prime, regolano i cicli dell’acqua, del carbonio e dei nutrienti e rendono possibile la vita sulla terra. Come sottolineato nel documento, investire nella prevenzione e nel ripristino dei suoli degradati è un’azione sensata anche dal punto di vista economico. Essendo il più vasto ecosistema terrestre dell’Ue, un suolo sano sostiene molti settori dell’economia, mentre il suo degrado, al contrario, costa all’Unione decine di miliardi di euro ogni anno. Le pratiche di gestione che sostengono e migliorano la salute del suolo e la biodiversità sono più efficienti in termini di costi e riducono la necessità di elementi esterni (ossia i pesticidi e fertilizzanti) per mantenere invariati i rendimenti. Arrestare e invertire l’attuale tendenza di degrado potrebbe generare fino a 1.200 miliardi di benefici economici a livello mondiale ogni anno. Il costo dell’inazione rispetto a questo fenomeno, che in Europa supera di almeno sei volte il costo dell’azione, va ben oltre il calcolo economico: non solo porterebbe a una perdita di fertilità a discapito della sicurezza alimentare mondiale, ma avrebbe anche un impatto sulla qualità e sul valore nutrizionale dei prodotti.

Gli Stati membri sono invitati dalla Commissione europea a integrare la gerarchia sull’uso del suolo nei loro piani di trasformazione del territorio «attraverso iniziative normative appropriate e eliminando gradualmente gli incentivi finanziari che andrebbero contro questo gerarchia, come i benefici fiscali locali per la conversione di terreni agricoli o naturali in ambiente edificato, e a fissare entro il 2023 ambiziosi obiettivi nazionali, regionali e locali per ridurre l’occupazione netta di suolo entro il 2030 al fine di dare un contributo misurabile all’obiettivo dell’UE del 2050 e riferire sui progressi».

La nuova strategia è strettamente legata alle altre politiche dell’Ue scaturite dal green deal europeo, opera in sinergia con queste e sosterrà l’ambizione europea di un’azione globale sul suolo a livello internazionale.

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