La rete gas “insufficiente”

Condividi

rete gas_1

“Sono un installatore termoidraulico abbonato a GT il giornale del termoidraulico. Vorrei, se possibile, una delucidazione sul problema di seguito esposto. Sono stato chiamato per la sostituzione di una caldaia murale funzionante a gas metano: ho controllato tutta la rete di distribuzione del gas e ho notato che è “insufficiente” perché alimenta due caldaie, uno scaldacqua e due piani cottura.  Ho messo in funzione contemporaneamente le due caldaie e lo scaldacqua: la pressione da 280 mbr scende a 180 mbr e, mettendo in funzione anche i piani cottura, scende ancora a 150 mbr. La rete gas, per se stessa è realizzata a norma ma, essendo piccola come dimensioni, posso ugualmente sostituire la caldaia? A norma di legge a cosa vado incontro?  Debbo dire al cliente che bisogna rifare la rete gas? Tra l’altro questo impianto è anche provvisto di dichiarazione di conformità. Cosa mi suggerite?”.

Rispondiamo dividendo la questione in vari punti:

1. Una rete gas, se è derivata da un unico contatore che alimenta tutti gli apparecchi da Lei descritti, è senza dubbio superiore a 50 kW e, pertanto, dovrebbe esistere un progetto, che doveva essere allegato alla Dichiarazione di Conformità.

2. Se lei ha verificato, in base alle tabelle della UNI 7129, che i diametri sono carenti per le portate in atto, non deve essere ricercato alcun sistema per migliorare la situazione (es: agire sul riduttore di pressione del contatore), ma deve avvisare il cliente che l’impianto non è a norma e deve essere rifatto.

3. Trattandosi di una sostituzione, la situazione “anomala” era già in atto e l’eventuale spegnimento di un apparecchio per la concomitanza degli utilizzi deve essere già successa. Il fatto che l’utente eventualmente accetti questo “inconveniente” non è accettabile, in special modo se, ad esempio, i piani di cottura non sono muniti di dispositivo di sorveglianza di fiamma, cosa molto pericolosa.

4. Noi sconsiglieremmo l’intervento se non viene prima adeguata la rete gas.

5. Verifica che il contatore sia adeguato alle portate.

6. Progetto elaborato da parte di un termotecnico.

7. Rifacimento detta rete di distribuzione come da progetto.

8. L’installazione della caldaia in sé poteva essere eseguita da Lei senza problemi, ma essendo l’installatore un tecnico qualificato, un domani sarebbe stato difficile e duro sostenere che non aveva avuto modo di verificare le carenze ed agire di conseguenza.

Giorgio Gatti

Richiedi maggiori informazioni

Ti potrebbero interessare

studio di tatuaggi

Studio tatuaggi: progettazione e limiti dimensionali

«Per l’impianto elettrico di uno studio di tatuaggi, con superficie 150 m2 e contatore da 9 kW, è necessario il progetto a firma di un tecnico abilitato?», chiede un lettore di Elettro.

impianto GPL

Riutilizzo di un impianto GPL e dichiarazione di conformità

«Nel 1996 abbiamo realizzato, per un cliente, un impianto a gas GPL con serbatoio. Adesso lo stesso cliente ha tolto il serbatoio e ha fatto richiesta per il contatore gas metano. L’impianto verrà modificato solo nel tratto finale, quello che andrà alla nicchia del contatore.
Abbiamo recuperato la vecchia Dichiarazione di Conformità del 1996, che contiene una relazione descrittiva dell’impianto senza alcun disegno. Al fornitore gas posso allegare questa Dichiarazione di Conformità e fare gli Allegati Tecnici Obbligatori solamente per la parte di nuova realizzazione? Naturalmente allegherei anche il disegno di tutto l’impianto, con evidenziata la parte preesistente», chiede un lettore di GT.

cavi

Scelta dei cavi

«Esistono limitazioni o controindicazioni nell’utilizzare cavi FS17 in sostituzione ai cavi FG17 all’interno di un edificio residenziale composto da più appartamenti? Da quanto comprendo, l’impiego dei cavi FG17 non sarebbe obbligatorio in assenza di specifiche condizioni di rischio incendio che ne richiedano l’uso. È una valutazione corretta?», chiede un lettore di Elettro.

Unico POD

Unico POD

«Due società appartenenti allo stesso gruppo, operanti su un complesso immobiliare industriale avente caratteristiche condominiali (tetto e/o altre parti comuni), eventualmente costituendo un condominio, potrebbero avere un unico POD?», chiede un lettore di Elettro.