Interruttori differenziali e selettività

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«C’è un regola, certa e sicura, che garantisca la selettività tra interruttori differenziali?», chiede un lettore di Elettro.

In effetti, la selettività tra interruttori differenziali è tanto una caratteristica gradita…

«C’è un regola, certa e sicura, che garantisca la selettività tra interruttori differenziali?», chiede un lettore di Elettro.

In effetti, la selettività tra interruttori differenziali è tanto una caratteristica gradita nell’utilizzo di un impianto quanto un punto che spesso risulta difficile da affrontare soprattutto nelle taglie più piccole dei dispositivi modulari.

In funzione dei tempi d’intervento, si individuano due tipi di interruttori:

  • tipo G per uso generale;
  • tipo S ritardato o selettivo, cioè con ritardo di intervento intenzionale.

Non è possibile garantire selettività certa tra differenziai di tipo G qualsiasi sia il rapporto tra le correnti differenziali nominali, mentre il ritardo intenzionale della curva d’intervento dei differenziali di tipo S permette di realizzare selettività verticale con dispositivi di tipo G purché le due curve d’intervento differenziale non si sovrappongano in alcun punto ovvero che l’apparecchio a monte, di tipo S, abbia una corrente differenziale nominale pari almeno a 3 volte quella dell’apparecchio a valle di tipo G.

Per garantire selettività nei confronti di un differenziale di tipo S, invece, deve essere mantenuto lo stesso rapporto pari ad almeno a 3 volte tra la corrente differenziale nominale dell’apparecchio a monte e a valle (tipo S) ma a monte deve essere previsto necessariamente un ritardo di almeno 0,3 s per 300 mA e 0,5 s per 1 A.

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