Cavi elettrici e cortocircuito

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Cavi elettrici e cortocircuito

«Mi chiedevo, più per curiosità che per necessità: dopo un cortocircuito la vita residua di un cavo risulta ridotta?», ci scrive un lettore di Elettro.

Mi piacciono le curiosità. Nel caso di cavi, in occasione di cortocircuito, le sollecitazioni più importanti sono quelle termiche rispetto a quelle elettrodinamiche che si possono verificare all’interno del cavo o tra questo e l’ambiente esterno (ammarro).

I materiali, infatti, subiscono un degrado tanto più intenso quanto maggiore è la temperatura. Il cortocircuito rappresenta per l’isolante un momento di particolare stress termico dovuto all’energia messa in gioco dallo stesso fenomeno (perdita di vita).

In considerazione della rapidità di intervento con la quale generalmente intervengono i dispositivi di protezione contro i cortocircuiti, i fenomeni termici che si verificano sulle linee in cavo possono essere considerati con buona approssimazione adiabatici, cioè privi di scambi di energia con l’ambiente. In particolare, le norme convenzionalmente fissano in 5 s il tempo massimo ammissibile per considerare applicabile tale ipotesi.

L’energia specifica di cortocircuito sopportabile da un cavo è ricavabile in funzione delle caratteristiche dello stesso da apposite tabelle o curve.

Si deve notare che, per valori di corrente approssimativamente inferiori a 1000 A, l’energia specifica di cortocircuito sopportabile dai cavi non è rappresentata da un valore costante ma da una curva.

La spiegazione di tale fatto deve essere ricercata considerando che per i valori di tempo tali da portare il cavo in condizioni limite con correnti modeste non è possibile adottare l’ipotesi semplificativa di adiabaticità per cui deve essere considerato uno scambio energetico con l’ambiente.

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