Riconoscere i deep fake

Condividi
deep fake

«La tecnologia dei deep fake ha raggiunto un livello di realismo impressionante. Nel contesto delle indagini e delle controversie legali, dove i filmati delle telecamere di sorveglianza sono spesso prove cruciali, esiste un metodo affidabile per riconoscere un video generato o alterato dall’AI?», chiede un lettore di Sicurezza.

Attualmente, l’analisi forense si concentra sui dati che l’AI e il dispositivo utilizzato lasciano incorporati nel filmato realizzato, una sorta di “impronta digitale” che consente di individuare i file originali da quelli alterati o generati senza aver acquisito alcuna immagine (deep fake).

Gli elementi che possono essere analizzati riguardano essenzialmente:

  • metadati, per cui l’assenza o la presenza di determinate informazioni relative al dispositivo di acquisizione originale può essere un primo campanello d’allarme;
  • incoerenze fisiche e spaziali, perché i deep fake, per quanto sofisticati, spesso presentano sottili imperfezioni come rumore non uniforme, schemi di compressione atipici, mancanza di sincronizzazione tra movimento della bocca e audio, battito di ciglia assente o innaturale, incoerenza tra ombre e luce ambientale ecc.;
  • frame rate non adeguato, per cui alcuni strumenti di AI generano video con frame rate o pattern di movimento diversi da quelli standard, non rilevabili dall’occhio umano ma individuabili con software specifici.

Si tratta, ovviamente, di operazioni che non possono essere eseguite da un comune cittadino ma devono essere affidate a un esperto di forensics che abbia competenze anche nel campo dell’AI e dei deep fake. In sintesi: gli strumenti esistono ma non sono alla portata di tutti e, soprattutto, possono essere talmente costosi da rendere il gioco inadeguato alla candela.

Richiedi maggiori informazioni

Edicola web

  • n.3 - Giugno 2026 n.3 - Giugno 2026
  • n.2 - Aprile 2026 n.2 - Aprile 2026
  • n.1 - Febbraio 2026 n.1 - Febbraio 2026

Ti potrebbero interessare

Impianti a biomassa

Impianti a biomassa

«Buongiorno, dovrei installare un apparecchio a biomassa – per la precisione una stufa a pellet – all’interno di un monolocale e avrei necessità di sapere se è realizzabile e qual è la norma tecnica di riferimento», chiede un lettore di GT.

Impianto di illuminazione dichiarazione di conformità

Impianto di illuminazione e dichiarazione di conformità

«Il mio condominio ha deciso di installare nel giardino un impianto di illuminazione (lampioni lungo i vialetti e luci sui muri esterni). L’installatore che ha realizzato l’impianto non ha fornito nulla, nemmeno la dichiarazione di conformità e non vuole fornire nulla. Quando gli sono state chieste spiegazioni, ha risposto dicendo di non essere obbligato a rilasciarla perché si tratta di un impianto nuovo, situato all’esterno e non all’interno di un edificio. È vero?», chiede un lettore di Elettro.

studio di tatuaggi

Studio tatuaggi: progettazione e limiti dimensionali

«Per l’impianto elettrico di uno studio di tatuaggi, con superficie 150 m2 e contatore da 9 kW, è necessario il progetto a firma di un tecnico abilitato?», chiede un lettore di Elettro.

impianto GPL

Riutilizzo di un impianto GPL e dichiarazione di conformità

«Nel 1996 abbiamo realizzato, per un cliente, un impianto a gas GPL con serbatoio. Adesso lo stesso cliente ha tolto il serbatoio e ha fatto richiesta per il contatore gas metano. L’impianto verrà modificato solo nel tratto finale, quello che andrà alla nicchia del contatore.
Abbiamo recuperato la vecchia Dichiarazione di Conformità del 1996, che contiene una relazione descrittiva dell’impianto senza alcun disegno. Al fornitore gas posso allegare questa Dichiarazione di Conformità e fare gli Allegati Tecnici Obbligatori solamente per la parte di nuova realizzazione? Naturalmente allegherei anche il disegno di tutto l’impianto, con evidenziata la parte preesistente», chiede un lettore di GT.