Locale caldaia in bagno cieco

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«Mi hanno chiesto di fare manutenzione a una caldaia a gas a camera stagna da 25 kW installata nel 2006. Il locale è un bagno cieco, foro con superficie pari a 100 cm2 a filo soffitto e con un aspiratore comandato dall’interruttore. Anche se c’è la Dichiarazione di Conformità e la relativa documentazione delle manutenzioni, per me l’impianto non è a norma e non può restare funzionante. Potreste precisarmi le disposizioni normative?», chiede un lettore di GT.

La sua conclusione è esatta. L’impianto è stato eseguito mentre vigeva la UNI 7129 del 2001, a cui si rimanda per una lettura integrale, e che in effetti non precisava esplicitamente tale divieto e si parla al cap. 4 solamente di “Ventilazione dei locali e al punto 4.4 di Evacuazione dell’aria viziata”.

Se l’evacuazione dell’aria viziata avviene con l’ausilio di un mezzo meccanico (elettroventilatore) devono essere rispettate le seguenti condizioni:

b) l’apertura di “ventilazione” del locale in cui sono installati apparecchi a gas deve essere aumentata in funzione della massima portata d’aria occorrente all’elettroventilatore, secondo il prospetto 4 che, nel nostro caso, la tabella prevede Sezione netta aggiunta passaggio aria cm2 420.

Attuando questo aumento di sezione il locale potrebbe essere considerato “ventilabile”.

Di seguito al cap. 3.3.2 Tubazioni in vista punto 3.3.2.1:

Le tubazioni in vista installate nei locali ventilabili, qualora richiedano giunzioni, queste devono essere saldate o filettate; nei locali non ventilabili, cioè privi di aperture rivolte verso l’esterno, le giunzioni devono essere unicamente saldate.

Pertanto, per rispettare le norme UNI sulla sicurezza e quanto prevedono le disposizioni del regolamento di igiene tipo comunale, bisognerebbe fare un condotto verso l’esterno a filo soffitto di cm2 420 (diametro pari a 24 cm) e verificare che il locale NON risulti in depressione durante il funzionamento. Solo in tale caso l’impianto potrà essere a norma e fatto funzionare.

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