Condensatori autorigeneranti

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«Come funzionano internamente i condensatori di tipo autorigenerante?», chiede un lettore di Elettro.

Rispondo volentieri a una semplice curiosità, è vero che si può lavorare bene anche senza sapere cosa c’è dietro, ma quando lo si sa è ancora meglio…

Condensatori autorigeneranti«Come funzionano internamente i condensatori autorigeneranti?», chiede un lettore di Elettro.

Rispondo volentieri a una semplice curiosità, è vero che si può lavorare bene anche senza sapere cosa c’è dietro, ma quando lo si sa è ancora meglio. Anzi, mi accordo pensando alla risposta che il termine autorigenerante (pur ufficiale!) potrebbe essere frainteso. Certo non stiamo parlando di condensatori-fenice che risorgono dalle proprie ceneri for ever.

In un condensatore autorigenerante una scarica provocata da una sovratensione o da un punto debole del dielettrico non porta ad un cortocircuito permanente, ma isola il guasto attraverso la vaporizzazione del materiale degli elettrodi che si trovano accanto allo stesso punto di scarica e il condensatore può continuare a funzionare correttamente.

Grazie all’energia immagazzinata dal condensatore, essendo la durata complessiva di tale fenomeno pari a pochi millisecondi, assieme all’energia di scarica risulta ridotta anche la caduta di tensione momentanea. La perdita di capacità risulta dell’ordine dello 0,0001%.

Con la tecnologia dell’autorigenerazione si può raggiungere un utilizzo ottimo del materiale dielettrico dal momento che si può dimensionare il condensatore tenendo conto delle caratteristiche medie d’isolamento presentate dal materiale, piuttosto che per i punti più deboli che risultano, in termini di superficie delle armature, percentualmente molto modesti.

Le scariche avvengono generalmente nella parte più esterna dell’avvolgimento ove il tiro è inferiore e quindi risulta maggiore la possibilità di formazione di sacche d’aria, ed in prossimità del bordo dell’elettrodo, dove, come noto, il campo elettrico è più intenso.

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