Illuminazione pubblica

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«In occasione delle attività di rifacimento, o anche semplice manutenzione, degli impianti di illuminazione pubblica in diversi comuni, mi capita spesso di trovare punti luce con un singolo picchetto di terra dedicato. Ci sono poi dei casi…», chiede un lettore di Elettro.
Bel dubbio, certamente di attualità nel momento in cui stiamo ancora…

Immagine di freepik

«In occasione delle attività di rifacimento, o anche semplice manutenzione, degli impianti di illuminazione pubblica in diversi comuni, mi capita spesso di trovare punti luce con un singolo picchetto di terra dedicato. Ci sono poi dei casi in cui sono tutti collegati da una corda in rame e altri ancora in cui sono isolati tra loro. Esiste un obbligo normativo che impone per ogni palo un picchetto?», chiede un lettore di Elettro.

Bel dubbio, certamente di attualità nel momento in cui stiamo ancora andando a mettere mano agli impianti di illuminazione pubblica di mezza Italia per passare al Led.

Facciamo riferimento a un impianto TT. Se la protezione contro i contatti indiretti è realizzata con l’interruzione automatica dell’alimentazione, dal 2007 il dispositivo di interruzione deve essere un differenziale la cui corrente differenziale di intervento moltiplicata per la resistenza di terra deve essere inferiore a 50 V. Non esistono altre particolari prescrizioni normative.

Se sufficiente per il coordinamento, basta un dispersore intenzionale o, di fatto, che garantisca il valore di resistenza di terra necessario al quale collegare i conduttori di protezione ed equipotenziali. Quello che però non è possibile fare (CEI 64-8 art. 413.1.4.1) è evitare il collegamento reciproco dei diversi dispersori, pena il rischio che la protezione differenziale non intervenga quando avrebbe dovuto. Il differenziale vede la differenza tra le correnti I1 e I2 e potrebbe non intervenire quando la tensione sulle masse del palo 2 è maggiore di 50 V.

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