Interruttore differenziale

Condividi

interruttore differenziale

«Nell’appartamento di un mio cliente, diversi apparecchi utilizzatori fissi sono alimentati non tramite presa a spina. Vorrei proteggere le prese e le luci con un interruttore differenziale da 30 mA, ma loro vorrebbero uno da 300 mA. Ci sono dei problemi?», chiede un lettore di Elettro.

Dal 2007 negli impianti TT protetti contro i contatti indiretti tramite interruzione automatica dell’alimentazione è richiesto un differenziale opportunamente coordinato. Prima non era così ma ormai prima del 2007 è davvero lontano nel tempo.

Il limite della corrente differenziale nominale a 30 mA nelle case poi la protezione addizionale è richiesta solo (Norma CEI 64-8 art. 412.5.3) per i circuiti che alimentano:

  • le prese a spina con corrente nominale non superiore a 20 A;
  • le prese a spina con una corrente nominale non superiore a 32 A destinate ad alimentare apparecchi utilizzatori mobili usati all’esterno;
  • e sempre nella Norma CEI 64-8 ma alla Sez. 701 Art. 701.412.5 nei locali contenenti bagni o docce tutti i circuiti situati nelle zone 0, 1, 2 e 3 se non SELV o protetti per separazione elettrica.

Se nessuno degli apparecchi utilizzatori fissi citati si trova nell’ultima fattispecie è sufficiente verificare che la corrente differenziale nominale Idn moltiplicata per la resistenza di terra Re deve essere minore di 50 V.

La soluzione proposta va pertanto sicuramente bene, a patto che sia soddisfatta detta relazione che nel caso in questione, impone un limite a 166 ohm alla resistenza di terra in genere non difficile da ottenere.

Ti potrebbero interessare

cavi

Scelta dei cavi

«Esistono limitazioni o controindicazioni nell’utilizzare cavi FS17 in sostituzione ai cavi FG17 all’interno di un edificio residenziale composto da più appartamenti? Da quanto comprendo, l’impiego dei cavi FG17 non sarebbe obbligatorio in assenza di specifiche condizioni di rischio incendio che ne richiedano l’uso. È una valutazione corretta?», chiede un lettore di Elettro.

Unico POD

Unico POD

«Due società appartenenti allo stesso gruppo, operanti su un complesso immobiliare industriale avente caratteristiche condominiali (tetto e/o altre parti comuni), eventualmente costituendo un condominio, potrebbero avere un unico POD?», chiede un lettore di Elettro.

Scarico fumi di una caldaia a condensazione

«Buongiorno, ho bisogno di una delucidazione per la canna fumaria di una caldaia domestica. Ho installato una caldaia a condensazione a camera stagna (scarico fumi in pressione positiva) in una cascina, dove c’è un tetto basso (zona deposito) e attaccata c’è l’abitazione principale, più alta di un piano (quindi 3-4 mt più alta rispetto alla tettoia). Il vicino contesta il fatto che la canna fumaria non abbia sbocco al di sopra del tetto. Questa affermazione è corretta? La canna fumaria dovrebbe andare al di sopra del tetto della casa principale, anche se si trova ad una distanza di oltre 15 mt dalla stessa? Non basta il rispetto di certe distanze per la canna fumaria?», chiede un lettore di GT.

Privacy e videosorveglianza fuori dal centro commerciale

«Gestisco un centro commerciale e, a causa di alcuni recenti furti delle auto in sosta, vorrei installare un impianto di videosorveglianza nel parcheggio esterno. Quali sono le regole principali e le cautele che devo adottare per non violare la privacy di clienti e dipendenti?» chiede un lettore di Sicurezza.