Potenza dell’impianto

Condividi
Immagine di freepik

«Mi sto occupando di un progetto in un’abitazione civile con contatore trifase 15 kW, ma ho due domande relative all’impianto. La prima riguarda il fatto che in una distribuzione classica, dal centralino di piano (sottoquadro) alle derivazioni delle prese giorno, si prevede l’interruttore da 16 A e al massimo 6 prese di derivazione. Esiste una normativa che imponga l’uso di un cavo di sezione minima (es. 4 mm) tra centralino e derivazione, oppure posso dimensionare il cavo usando un calcolatore di caduta di tensione, rispettando il limite del 4% rispetto al punto di consegna (P0) del contatore?

Inoltre, nel mio caso, dal contatore parte un cavo 5G16 che arriva al quadro principale; da qui riparte un 5G4 fino al sottoquadro; da questo partono poi cavi 2,5 mm verso le prese. Nel calcolatore di caduta di tensione devo considerare separatamente ogni tratta applicando il carico di 3,8 kW a ciascuna? Per la tratta a 2,5 mm, devo considerare la presa più lontana dal sottoquadro come riferimento?

La seconda domanda invece la costruzione del quadro/centralino principale. La normativa impone di siglare ogni singolo filo in ingresso e in uscita da interruttori, relè e altri dispositivi, oppure è sufficiente siglare solo le morsettiere in basso al quadro, seguendo le diciture riportate nel progetto? Comprendo che siglare ogni filo renda più agevole la costruzione del quadro, ma se l’installatore mantiene ordine e pulizia del cablaggio e i test in opera risultano corretti, è comunque conforme alla normativa?

Ho trovato pareri discordanti: alcuni sostengono che sia “buona norma” o “regola d’arte”, altri che nel civile non è richiesto. Vorrei sapere cosa impone realmente la normativa vigente..», ci scrive un lettore di Elettro.

Andiamo con ordine e cominciamo dalla prima domanda, ma mi lasciate però fare prima una osservazione: un’abitazione con 15 kW impegnati è un esempio dell’avvento della transizione energetica. I casi in cui si riuscirà a stare nei vecchi nazionali 3 kW saranno sempre meno e anche competenze e attenzioni richieste per progettare e realizzare un impianto domestico saranno sempre maggiori.
A mio parere è un buon segno per il settore.

Nel caso di una distribuzione classica in ambito civile – contatore, quadro generale, sottoquadro di piano, derivazioni prese – non esiste una prescrizione normativa che imponga una sezione minima di 4 mm² tra centralino e derivazione prese da 16 A, se non quella derivante dalle verifiche di portata della conduttura, cortocircuito e caduta di tensione.

Il riferimento è la Norma CEI 64-8, Sezione 525, che stabilisce che la caduta di tensione massima tra il punto di consegna (contatore) e il punto di utilizzo non dovrebbe (uso il condizionale perché si tratta di una raccomandazione) superare il 4%.

Quindi, la sezione va scelta per calcolo:

  • si parte dal contatore (ad esempio cavo da 16 mm², ma è opportuno verificare portata e caduta di tensione, comunque in virtù del capitolo 37 nel residenziale mai meno di 6 mm²);
  • si prosegue fino dal quadro principale ai sottoquadri (ad esempio 4 mm², ma anche qui occorre verificare);
  • poi le linee terminali (quasi certamente 2,5 mm²).

Nel calcolatore di caduta di tensione conviene considerare le tratte in sequenza, inserendo la lunghezza e la sezione di ogni tratto con il relativo carico stimato (ad esempio 3,6/3,8 kW per la linea prese da 16 A).

Per la tratta da 2,5 mm² è corretto considerare la presa più distante, poiché è quella che determina la condizione più gravosa. Se la caduta totale resta entro il 4%, la sezione impiegata è corretta e conforme alla regola dell’arte.

Passiamo alla seconda domanda.

La siglatura dei conduttori ha lo scopo di garantire tracciabilità e manutenzione sicura.
La Norma CEI EN 61439-1 (par. 8.6) prescrive che i conduttori siano identificabili, ma non obbliga che ogni singolo filo sia siglato, purché il collegamento sia univocamente riconoscibile mediante schema elettrico, morsettiere o altri sistemi di identificazione. In pratica:

  • se il quadro è ordinato, con cablaggio razionale e morsetti numerati o siglati secondo lo schema di progetto, la conformità è garantita;
  • siglare ogni filo è buona norma, ma non un obbligo cogente in ambito civile.
    In ambiti industriali o quadri destinati a manutenzione da terzi, la siglatura puntuale è invece fortemente raccomandata.

Nel residenziale, l’impianto deve essere eseguito in modo tale da poter essere identificato e mantenuto in sicurezza, indipendentemente dal metodo scelto.

In sintesi:

  • nessun obbligo rigido sul 4 mm², ma verifica della caduta di tensione complessiva;
  • nessun obbligo di siglare ogni filo, ma identificazione chiara e coerente secondo lo schema e la regola dell’arte.

Inutile ricordare, ma lo faccio lo stesso, che un impianto residenziale con potenza impegnata pari a 15 kW ai sensi del DM 37/08 richiede non solo il progetto, ma il progetto a firma di tecnico abilitato.

Ti potrebbero interessare

Impianti a biomassa

Impianti a biomassa

«Buongiorno, dovrei installare un apparecchio a biomassa – per la precisione una stufa a pellet – all’interno di un monolocale e avrei necessità di sapere se è realizzabile e qual è la norma tecnica di riferimento», chiede un lettore di GT.

Impianto di illuminazione dichiarazione di conformità

Impianto di illuminazione e dichiarazione di conformità

«Il mio condominio ha deciso di installare nel giardino un impianto di illuminazione (lampioni lungo i vialetti e luci sui muri esterni). L’installatore che ha realizzato l’impianto non ha fornito nulla, nemmeno la dichiarazione di conformità e non vuole fornire nulla. Quando gli sono state chieste spiegazioni, ha risposto dicendo di non essere obbligato a rilasciarla perché si tratta di un impianto nuovo, situato all’esterno e non all’interno di un edificio. È vero?», chiede un lettore di Elettro.

studio di tatuaggi

Studio tatuaggi: progettazione e limiti dimensionali

«Per l’impianto elettrico di uno studio di tatuaggi, con superficie 150 m2 e contatore da 9 kW, è necessario il progetto a firma di un tecnico abilitato?», chiede un lettore di Elettro.

impianto GPL

Riutilizzo di un impianto GPL e dichiarazione di conformità

«Nel 1996 abbiamo realizzato, per un cliente, un impianto a gas GPL con serbatoio. Adesso lo stesso cliente ha tolto il serbatoio e ha fatto richiesta per il contatore gas metano. L’impianto verrà modificato solo nel tratto finale, quello che andrà alla nicchia del contatore.
Abbiamo recuperato la vecchia Dichiarazione di Conformità del 1996, che contiene una relazione descrittiva dell’impianto senza alcun disegno. Al fornitore gas posso allegare questa Dichiarazione di Conformità e fare gli Allegati Tecnici Obbligatori solamente per la parte di nuova realizzazione? Naturalmente allegherei anche il disegno di tutto l’impianto, con evidenziata la parte preesistente», chiede un lettore di GT.