Risparmio effettivo con la home automation

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«Esiste un modo ufficiale per calcolare il risparmio che viene dato da un impianto domotico? Mi sarebbe utile per convincere i committenti della bontà delle soluzioni perché, spesso mi ritrovo a essere in concorrenza con altri installatori che offrono e danno molto meno» chiede un lettore di Elettro+Watt.
Il lettore ha ragione, ma un limite pratico all’avvento dell’automazione tra gli strumenti quotidiani per la riduzione dei consumi è legato alla possibilità…

«Esiste un modo ufficiale per calcolare il risparmio che viene dato da un impianto domotico? Mi sarebbe utile per convincere i committenti della bontà delle soluzioni perché, spesso mi ritrovo a essere in concorrenza con altri installatori che offrono e danno molto meno» chiede un lettore di Elettro+Watt.

Il lettore ha ragione, ma un limite pratico all’avvento dell’automazione tra gli strumenti quotidiani per la riduzione dei consumi è legato alla possibilità o meno che i vantaggi conseguenti siano stimabili a priori in un modo sufficientemente preciso e convenzionale, per permettere la valutazione dell’efficacia dell’investimento o il confronto tra investimenti. Vale la pena soprattutto in questo momento dedicare qualche parola in più.

Uso sempre automazione invece di domotica perché quest’ultima parola non mi piace molto, ma ovviamente si tratta di simpatie personali.

Mentre la quantificazione ex ante dei benefici legati all’adozione di un apparato più efficiente come ad esempio uno scaldacqua, sono facilmente stimabili, l’impatto di un’azione di sistema come è l’automazione di edificio coinvolge da un lato una serie di competenze orizzontali dall’altro importanti problemi di modellazione.

Uno strumento ufficiale in questa direzione però esiste, per la verità, da molto tempo, ovvero dalla pubblicazione in Italia da parte dell’UNI nell’ottobre 2007 della Norma europea EN 15232 “Prestazione energetica degli edifici. Incidenza dell’automazione, della regolazione e della gestione tecnica degli edifici”. La Norma cita proprio il problema della stima, principalmente ex ante, dell’impatto sui consumi energetici degli edifici legato all’automazione, controllo e supervisione; permettendo così di affiancare concretamente all’approccio classico basato sull’adozione di un componente energeticamente più performante (isolamento termico, generatore di calore, lampade a basso consumo, ecc.) quello dell’impiego migliore e ottimizzato di un componente normale magari esistente, oltre ovviamente alla combinazione dei due.

I principali contenuti innovativi della norma UNI EN 15232 sono:

  • la definizione di 4 classi convenzionali per la classificazione dei contenuti tecnologici di automazione in termini di prestazioni energetiche dell’edificio;
  • l’elencazione di tutte le funzioni di automazione, controllo e supervisione legate alle prestazioni energetiche dell’edificio e correlazione di queste con le classi di efficienza di cui sopra;
  • la definizione di metodi convenzionali per la stima delle prestazioni energetiche dell’edificio.

Nella prospettiva dell’efficienza energetica, la Norma UNI EN 15232 definisce 4 classi convenzionali, corrispondenti al livello di automazione, controllo e supervisione installato:

  1. Classe D= NON ENERGETICAMENTE EFFICIENTE;
  2. Classe C= STANDARD;
  3. Classe B= AVANZATO;
  4. Classe A= ALTA PRESTAZIONE ENERGETICA.

La nomenclatura è simile a quella dell’esistente e conosciuto sistema di etichettatura energetica degli elettrodomestici. Ha il vantaggio comunicativo di permettere di condensare in unico elemento significativo (la classe) e di qualità – già noto all’utente – il risultato prestazionale di un sistema complesso viceversa difficilmente dominabile dal grande pubblico.

L’appartenenza o meno di un edificio a una data classe è definito sulla base della presenza o meno di certe funzioni di automazione, controllo e supervisione senza riferimento ai dettagli implementativi.

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