«Con quale interruttore differenziale (di Tipo A, B, o di Tipo S) sarebbe meglio proteggere a monte un UPS? E a valle, posso usare solo magnetotermici?», chiede un lettore di Elettro.
Per rispondere alla domanda su quale sia il migliore interruttore differenziale, dovremmo andare un po’ più nel dettaglio dello schema di UPS…
«Con quale interruttore differenziale (di Tipo A, B, o di Tipo S) sarebbe meglio proteggere a monte un UPS? E a valle, posso usare solo magnetotermici?», chiede un lettore di Elettro.
Per rispondere alla domanda su quale sia il migliore interruttore differenziale, dovremmo andare un po’ più nel dettaglio dello schema di UPS. Non sapendo quale sia quello del lettore faccio riferimento a doppia conversione con bypass e trasformatore.
In questo caso la risposta è positiva. Un differenziale, del tipo e della taglia corretta, posto a monte dell’UPS, infatti, interviene anche per un guasto a valle dell’UPS. I carichi alimentati dall’UPS rimangono in tensione ma in condizioni di sicurezza.
Spero che le figure seguenti siano chiarificatrici anche per ragionare su eventuali altri schemi. Preciso che sono riferite ad un sistema TT ma si trattasse di un sistema TN la sostanza non cambierebbe.
FIG.1 – CORRENTE di guasto verso terra nel caso di alimentazione in presenza di rete attraverso l’UPS o in assenza di rete in isola. La corrente di guasto è rilevabile e interrompibile da una opportuna protezione differenziale posta a monte dell’UPSFIG.2 – CORRENTE di guasto verso terra nel caso di alimentazione attraverso il by-pass in presenza di rete. La corrente di guasto è ancora rilevabile e interrompibile da una opportuna protezione differenziale posta a monte dell’UPSFIG.3 – CORRENTE di guasto verso terra nel caso di guasto a monte dell’UPS. La corrente di guasto è sempre rilevabile e interrompibile da una opportuna protezione differenziale posta a monte dell’UPS
«Ho visionato la nuova edizione della Norma CEI EN IEC 62305-2, ma vorrei comprendere meglio secondo quali criteri un impianto potrebbe risultare non autoprotetto», chiede un lettore di Elettro.
«Buongiorno, sono in procinto di acquistare il monolocale confinante con il mio appartamento allo scopo di aumentare i vani della mia attuale abitazione, per esigenze di spazio. Il monolocale e il mio appartamento sono naturalmente ora completamente divisi in termini di impiantistica (acqua, luce, e gas). Il mio obiettivo, se non altro dettato da un minor intervento di ristrutturazione, verterebbe nel tenere entrambe le caldaie rendendo autonome le due case, anche se dopo la ristrutturazione risulteranno in un’unica abitazione. I miei dubbi sono relativi ai contatori, alla documentazione e alla reale possibilità d’esecuzione in termini di legalità e conformità», chiede un lettore di GT.
«È realmente necessario rilasciare la dichiarazione di conformità anche per interventi di modesta entità? In molti casi il tempo richiesto per la compilazione della documentazione sembra superare quello impiegato per l’esecuzione del lavoro stesso…», chiede un lettore di Elettro.