Piezo, indispensabile la terra?

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terra
Sulla targhetta del trasformatore è indicato che è un trasformatore schermato e null’ altro.

«Mi sono permesso di realizzare uno schema di principio funzionale per poter meglio spiegare e dare modo di comprendere i dettagli del mio quesito. Lo schema qui presente rappresenta lo status attuale e l’ipotesi da realizzare. La posizione dicotomica con il professionista contattato è quella che in virtù dei carichi (elettrodomestici) a valle del trasformatore di isolamento – in particolare i piezometrici – (caldaia, e gas cucina), il professionista sostiene di mantenere collegata la presa a terra (pozzetto – picchetti) dell’intera abitazione.

Personalmente, pur capendo il problema di un riferimento flottante per i piezoelettrici (del quale non ho soluzione al momento), avrei voluto che si realizzasse la soluzione indicata nel grafico alla voce “Ipotesi da realizzare”. Ovvero, mantenere a equipotenziale tutti i carichi a valle del trasformatore, continuando a tenere collegate le carcasse degli elettrodomestici al cavo tigrato (giallo/verde), ovviamente senza collegare al pozzetto di terra e separare quindi la terra del circuito primario del trasformatore, dall’intera abitazione. Sulla targhetta del trasformatore è indicato che è un trasformatore schermato e null’altro.

Il quesito quindi è: terra sì o terra no? A monte del trasformatore, come già citato, c’è l’intenzione di installare degli scaricatori di sovratensione e di mantenere anche il differenziale con riarmo automatico. Inoltre, per limitare la tensione e corrente di spunto quindi prevenire distacchi dal contatore Enel elettronico, si pensava di installare un semplice contrappeso resistivo – non disegnato nello schema – che intervenisse sul primario del trasformatore e che dopo qualche secondo, attraverso un relè di potenza, bypassasse la resistenza che di fatto funge da limitatore di corrente al ritorno del 230 V. Tutto questo, nel caso in cui dovesse mancare l’alimentazione, cosa che nostra zona capita di frequente!»

R.P. Ivrea (TO)

Torno volentieri su questo argomento, che era già stato oggetto di un quesito all’interno della rubrica pubblicata sul fascicolo di settembre, poiché mi sembra particolarmente interessante. La soluzione che prospetta il lettore, perlomeno dal punto di vista della sicurezza elettrica per la protezione contro i contatti indiretti, mi sembra realizzabile purché il sistema a valle del trasformatore abbia tutte le caratteristiche richieste dalla Norma CEI 64-8 per la protezione per separazione elettrica, ovvero sinteticamente:

  1. la sorgente di alimentazione deve essere almeno un trasformatore con isolamento semplice;
  2. l’estensione del circuito deve soddisfare la condizione UL ≤ 100.000 Vm, dove L è l’estensione del circuito in metri e U è la tensione nominale del sistema elettrico in volt;
  3. il neutro non deve essere collegato a terra;
  4. tutte le masse devono essere collegate a un collettore equipotenziale a sua volta isolato dall’impianto di terra di protezione.

Detto ciò, va precisato però che, affinché il trasformatore di isolamento possa provvedere al meglio alla protezione contro le sovratensioni transitorie, sarebbe preferibile collegare a terra il neutro e le masse del circuito a valle e quindi adottare un metodo per la protezione contro i contatti indiretti diverso.

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