Dichiarazione di conformità per un intervento parziale

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«Devo produrre la dichiarazione di conformità per un intervento parziale sull’impianto luce dei garage di un condominio che non dispone di precedenti DiCo….» chiede un lettore di Elettro+Watt.
Il problema descritto dal lettore è piuttosto comune, l’intervento richiesto è…

Dichiarazione di conformità per un intervento parziale«Devo produrre la dichiarazione di conformità per un intervento parziale sull’impianto luce dei garage di un condominio che non dispone di precedenti DiCo. In particolare, esiste un impianto di rilevazione fumi che nemmeno si accende. Ho proposto di rifare tutto perché non voglio prendermi delle responsabilità inutili, ma l’amministratore non vuole. O così o niente. C’è un modo per garantirmi?» chiede un lettore di Elettro+Watt.

Dichiarazione di conformità per un intervento parziale: come procedere

Il problema descritto dal lettore è piuttosto comune, l’intervento richiesto è solo parziale e non di rifacimento completo. In realtà è un falso problema poiché, una volta verificato che il proprio intervento non compromette la parte di impianto che non viene interessata, il meccanismo della dichiarazione di conformità ai sensi del DM 37/08 in questo senso è limpido.

Ciascuno dichiara la conformità dei lavori che ha eseguito e, se non in altri contesti (come Dichiarazione di rispondenza), non può farlo di certo per quello che non ha fatto. L’importante è circoscrivere attentamente il perimetro del proprio intervento a partire dalla tipologia di impianto.

Il modello richiede di descrivere sinteticamente l’intervento realizzato in termini di tipologia di intervento e tipologia di impianto. Per quanto concerne la tipologia di impianto le opzioni di compilazione sono almeno tre.

  1. La prima consiste nel far riferimento esplicitamente alle classi di impianto definite dal DM 37/08, insieme a una certa formalità e quindi, ad esempio, inserire una delle due locuzioni: impianti di cui all’art. 1, comma 2, lett. a) oppure impianti di cui all’art. 1, comma 2, lett. B).
  2. La seconda consiste nel “tradurre” la classificazione del DM 37/08 in termini di uso più comune (come suggeriva la CEI 0-3).
  3. La terza, infine, è quella di riferirsi alle varie tipologie di impianto ricavabili dalle norme CEI. Così ad esempio:

– impianti di cui all’art. 1, comma 2, lett. a):

  • impianto elettrico (di distribuzione energia elettrica);
  • impianto di terra;
  • impianto di illuminazione;
  • impianto fotovoltaico;
  • impianto protezione fulmini;
  • ecc.

– impianti di cui all’art. 1, comma 2, lett. b):

  • impianto di cablaggio strutturato;
  • impianto di automazione di edificio; •
  • impianto allarme intrusione e rapina; •
  • impianto controllo accessi;
  • impianto videosorveglianza;
  • impianto d’antenna (impianti per segnali televisivi, sonori e servizi interattivi);
  • impianto di allarme sonoro per applicazioni di emergenza (EVAC);
  • ecc.

Rispetto alle due soluzioni precedenti, questo approccio ha il vantaggio di definire più precisamente l’intervento realizzato specificando il tipo di impianto realizzato. Vale la pena evidenziare che, sempre nell’ottica di fornire maggiori dettagli, si potrebbe aggiungere una descrizione sintetica di quanto eseguito, ad esempio: impianto elettrico/sostituzione quadro elettrico appartamento.

Le opzioni sono quindi molteplici; il suggerimento è quello di fornire una descrizione sintetica, rigorosa nell’identificazione della tipologia dell’impianto, completata eventualmente da una prima descrizione del tipo di intervento eseguito e lasciare allo “schema dell’impianto realizzato” la definizione precisa e dettagliata della consistenza del lavoro. Qualunque sia la strategia scelta, la raccomandazione è però quella di dare, in un modo o nell’altro, una definizione precisa e dettagliata dell’intervento eseguito per circoscrivere nel modo più accurato possibile l’ambito della propria responsabilità.  

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