Interruttori automatici

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Interruttori automatici«È comune utilizzare gli interruttori automatici, che proteggono i circuiti luce, anche come dispositivi di controllo per accendere e spegnere le luci nel corso della giornata?

Ho un cliente che utilizza gli interruttori automatici, come magnetotermici e differenziali presenti nel quadro elettrico, per gestire l’illuminazione all’apertura e alla chiusura del suo esercizio commerciale (mattina e sera).

Ritengo che questo possa essere inappropriato e, pertanto, ho suggerito l’installazione di interruttori di manovra specificamente destinati a tale scopo. Quali sono le disposizioni normative in merito?», chiede un lettore di Elettro.

La norma non si esprime, cioè la norma ammette. Vale sempre che quello che le norme non vietano, ammettono. Tuttavia, vale anche sempre che per progettare e realizzare buoni impianti il rispetto della norma è condizione necessaria ma non sufficiente.

La domanda alla quale rispondere diventa allora in questo caso se gli interruttori automatici in oggetto garantiscano una durata e una prestazione adeguata allo scopo. Gli interruttori automatici costruiti e provati in accordo con la Norma CEI EN 60898-1 “Interruttori automatici per la protezione dalle sovracorrenti per impianti domestici e similari – Parte 1: Interruttori automatici per funzionamento in corrente alternata” sono soggetti a una prova di tipo che prevede 4000 cicli di apertura e chiusura.

Se è un esercizio commerciale diciamo che lavora 200 giorni all’anno, 2 manovre al giorno … il numero di manovre nominali si esaurisce in 10 anni. Va bene, va male? È solo un numero che il committente con il confronto del proprio tecnico può valutare.

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Vorrei sostituire il differenziale con uno da 300 mA, che da alcune prove non risulta intervenire. Ma nella Norma CEI 64-8 leggo che nei cantieri “[…] le prese a spina e gli apparecchi utilizzatori mobili permanentemente connessi, entrambi con corrente nominale fino a 32 A, devono essere protetti da dispositivi differenziali con corrente differenziale nominale non superiore a 30 mA”. Cos’altro potrei fare?», chiede un lettore di Elettro.

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