Climatizzatori in condominio: la tollerabilità delle immissioni si misura sul caso concreto

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La pronuncia in esame trae origine da una controversia tra proprietari confinanti in ambito condominiale, avente ad oggetto immissioni provenienti da impianti di condizionamento installati da alcuni condomini.

 

In particolare, il ricorrente lamentava l’intollerabilità dei rumori e dei flussi d’aria prodotti da tali impianti insistenti sull’area cortilizia di sua proprietà. Sia il Tribunale che la Corte d’appello avevano rigettato le doglianze senza procedere a un accertamento concreto dell’intensità delle immissioni e, soprattutto, senza effettuare un’adeguata comparazione tra le contrapposte esigenze delle parti: da un lato, quella dei condomini all’utilizzo degli impianti di climatizzazione; dall’altro, quella del proprietario a non subire immissioni pregiudizievoli.

Investita della questione, la Corte di Cassazione ha affermato che: “Come previsto dall’art. 844 cod. civ., la comparazione e, perciò, prima ancora, l’individuazione delle concrete dimensioni delle immissioni, è indispensabile perché, secondo principio consolidato nella giurisprudenza di questa Corte, il limite di tollerabilità delle immissioni non ha carattere assoluto ma è relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona e le abitudini degli abitanti; spetta, pertanto, al giudice di merito accertare in concreto il superamento della normale tollerabilità e individuare gli accorgimenti idonei a ricondurre le immissioni nell’ambito della stessa” (Cass. Civ. ord. n. 11337/2026).

Secondo tale principio non è sufficiente una valutazione astratta o presuntiva della tollerabilità: occorre, invece, un’indagine concreta e contestualizzata, che tenga conto delle condizioni specifiche del luogo e delle abitudini degli abitanti. Di conseguenza la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza rinviando alla corte d’appello.

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